Le Armi Ambientali

Definizione (nostra): le armi ambientali sono le armi che una volta utilizzate inquinano, deturpano, ed in definitiva rendono invivibile l’ambiente per un certo periodo di anni o secoli!

Contro l’utilizzo delle armi ambientali l’associazione Ancea è impegnata per sua natura.

Al momento sono prese in considerazione i seguanti tipi di armi: bombe con radionuclidi  naturali o artificali, mine anche convenzionali, defolianti, bombe ad inquinamento chimico a lunga permanenza e difficilmente riciclabili, armi batteriologiche, armi genetiche , armi per lo sconvolgimento climatico. Questo non toglie che possano rientrare nella definizione di armi ambientali anche altro tipo di armi non contemplate.

L'uso di alcune armi convenzionali ha avuto restrizioni dalle convenzioni che se ne occupano. Viceversa molte armi ambientali non hanno avuto una sufficiente attenzione circa le restrizioni, o queste , qualora ci siano, vengono disattese dalle stesse nazioni che le promuovono. Per cui queste armi restano attive nell'ambiente  contro chiunque , non solo contro il nemico contro cui sono state usate per un imprecisato numero di anni (a volte anche molto alto).

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06 10 2007

I danni delle armi ambientali (tipo bombe ad Uranio impoverito o riciclato). Altre ipotizzabili armi che emettono nell'ambiente nuclidi radioattivi

Il 9 aprile 2001 un ricercatore del DENER – Politecnico, c.so Duca degli Abruzzi, 24 -10129 Torino tel/fax 011.564.4464 / 4499 . E-mail : zucchetti@polito.it  pubblica una nota tecnica intitolata : Stima dei danni radiologici da Uranio impoverito alla popolazione dei Balcani.

La nota parte da dati di fatto

·       L’Uranio impoverito ( DU ) è una miscela di nuclidi (U238, U235, U234) in percentuali note

·       Se il DU  proviene dagli scarti di lavorazione del combustibile fresco non si trova al suo interno né U236 né plutonio Pu239. Se invece si tratta di DU che è lo scarto di un processo di arricchimento che ricicla il combustibile esaurito degli impianti nucleari allora questi nuclidi possono essere presenti.

·       Chiamiamo il primo DU “pulito” e il secondo DU “sporco”anche se il solo DU “pulito è sempre pericoloso.  

·       Dagli studi UNEP ( United Nations Environment Programme) si ricava che nei proiettili usati nei Balcani è presente U236 , cioè il DU è, almeno in parte, sporco.

Non è esattamente nota la composizione in Uranio del proiettile, ma dai dati del  DOE (Dept of Energy USA) il DU sporco proviene secondo il documento WISE dall ‘impianto di arrichimento di Paducah.

 

·       http://balkans.unep.ch./du/reports/report.html 

·       Questo rapporto ufficiale appare rassicurante, ma la realtà è più preoccupante.

Tralasciando i dati di composizione dell’Uranio impoverito  pulito e sporco passiamo alla dose all’uomo.

DOSE ALL’UOMO

Secondo alcuni calcoli effettuati dal ricercatore, la quantità di plutonio immessa sul territorio ogni 1000 Kg di DU “sporco” potrebbe essere di 4,4 mg e quindi  il totale durante la guerra (dalle 15 alle 30 tonn) dovrebbe aggirarsi al massimo sui 100 mg. Quantità di plutonio molto bassa su cui non è agevole calcolare i danni provocati sia chimicamente che per radio tossicità.

Sommando tutte le dosi ricevute dalle persone esposte al DU , calcolando la dose per persona in Svp , Sievert-persona si può risalire con coefficienti di rischio alla stima dei danni alla popolazione.

parametri

·       Vie di esposizione: (tutte) : inalazione ,di gran lunga  la principale, irraggiamento esterno, ingestione attraverso la catena alimentare etc.

·       Rilascio di 10 kg di materiale DU per singolo attacco

·       Dispersione atmosferica

·       Distribuzione della popolazione entro un certo raggio dal punto di rilascio

·       Modello a compartimenti del corpo umano

Secondo le stime della NATO sarebbero stati sparati 43000 proiettili nel corso del tempo, ma la Nato ha dichiarato di aver perso il conto e quindi prudenzialmente si va dalle 15 alle 30 tonnellate , anche perché non ci sono i dati sulle testate dei missili Cruise.

L’analisi dei risultati porta alle seguenti conclusioni secondo la nota di Zucchetti:

·       L’irraggiamento esterno è trascurabile rispetto alla inalazione

·       La pericolosità del DU sporcoè 1,5 volte quella del DU pulito

·       Il contributo del Pu239 appare trascurabile

·       I polmoni sono i più esposti e di conseguenza i linfonodi del mediastino che porta al linfoma di Hodgkin

·       poi si ha l’esposizione delle vie di escrezione, intestino e reni

·       Altri organi  sono esposti come è per il midollo osseo cosa che porta alla leucemia

·       Si aspetta un numero di tumori in 50 anni di circa 2500-5000 di cui 2100-4200 letali

·       I 50 tumori in più ogni anno non sono molto evidenti dal punto di vista statistico perché si attendono comunque 20000 tumori all’anno per i 10 milioni di persone esposte

·       Sono però dati allarmanti perché paragonabili a quelli dei danni attesi dopo un evento importante come quello di Chernobyl. Nello stesso tempo appare gravissimo il sommarsi di questi danni a quelli dovuti alla esposizione a tossicità di tipo chimico e in particolare oltre all’irraggiamento dall’interno, alla chemio tossicità dei metalli pesanti ridotti in nano polveri dalle elevate temperature all’impatto dei proiettili.

Le nano polveri o nano particelle secondo la comunità scientifica, vedasi articolo del Journal of Nanobiotehnology disponibile su www.jnanobiotechnology.com/content/2/1/12  dal titolo Nanoparticles-known and unno health risks di P.HM Hoet e altri,

viaggiano all’interno del corpo umano a discreta velocità ed esplicano su vari organi i loro effetti dannosi.

Lo stesso rapporto Mandelli sul sito www.difesa.it  ha poi trovato nella popolazione esaminata una insorgenza del Linfoma di Hodgkin tripla rispetto a quella considerata normale.

Ora si può affermare che il munizionamento così costruito potrebbe avere anche lo scopo di smaltire gli scarti del riprocessamento dell’Uranio e come conseguenza quello di inquinare per centinaia di anni i teatri di guerra dove tali proiettili sono sganciati. Noi come ambientalisti dobbiamo affermare (COME FA IL RICERCATORE) che il numero delle vittime da esposizione radioattiva e da polveri di Uranio debba essere Zero e che non esiste un numero diversamente accettabile. Ciò perchè, anche se non accettiamo supinamente che i problemi politici debbano essere risolti con la guerra, a maggior ragione siamo contrari a cagionare altri morti, a guerra finita, e per lunghi anni, non solo fra la popolazione locale, ma anche fra gli altri operatori (portatori o stabilizzatori di pace che possono essere anche di nazioni non coinvolte).

Altre forme di rilascio di Uranio e polveri nei conflitti (ipotesi di lavoro)

Nel bombardamento dei villaggi e infrastrutture del Libano nella guerra del 2006 l’esercito israeliano pare abbia usato un nuovo tipo di bomba che pur contenendo Uranio e quindi causando danni ambientali non esplode con ll processo della fissione nucleare.

Nei crateri prodotti a Khiam per esempio, vedi inchieste di Rainews24 del 25 luglio 2006 , Anatomia di una bomba, compare lo spettro dei nuclidi dovuti alla miscela di DU e di Uranio arricchito, ma senza quello dei prodotti di fissione.

L’inchiesta nasce dai rilievi sulla radioattività registrati su un cratere provocato presumibilmente da una bomba Bunker Buster nel paese di Khiam nel sud del Libano.

I rilievi sono stati eseguiti da due professori di Fisica Libanesi Mohammad  Alì Kubaissi e Ibrahim Rchidi.. Successivamente anche il ricercatore  inglese Dai Williams della organizzazione ambientalista GREEN AUDIT ha prelevato campioni poi analizzati da Chris Busby consigliere tecnico del comitato sul DU del Ministero della difesa del Governo Britannico. Le conclusioni mostrano che su dieci campioni due contengono radioattività,, questo è detto nella nota di ricerca del 20 ottobre 2006  - Evidence of Enriched Uranium in guided weapons employed by the Israeli Military in Lebanon in July 2006 di Chris Busby e Dai Wlliamsi.

Dalla nota emergono due possibili scenari:

1.     Il primo è dato dall’impiego di una nuova piccola bomba sperimentale a fissione  o di una bomba sperimentale come un’arma termo barica basata sulla alta temperatura di un processo flash di ossidazione dell’uranio

2.     Il secondo che si tratti di una bunker buster che impiega uranio arricchito e non solo impoverito come penetratore.

3.     Gli autori propendono per la prima ipotesi anche in considerazione dell’ammasso di fumo e polvere scuri che si nota nelle foto dell’esplosione-

EMILIO Del Giudice, dell’Istituto di Fisica Nucleare di Milano, nell’inchiesta di Rainews24  concorda su un meccanismo con un metallo pesante  , l’Uranio del nocciolo,che ha assorbito una grande quantità di Idrogeno in forma atomica che, combina dosi con l’ossigeno al momento dell’impatto produrrebbe acqua.  Non ci sarebbe comunque una reazione nucleare tradizionale, ma una reazione attivata per esempio da un campo elettromagnetico alla frequenza dei raggi gamma.

 

Si riporta un passo dell’articolo di Rainews24 Di quale arma si tratta? Quale arma lascia tracce di radiazioni e produce effetti cosi’ letali e circoscritti?

Il 2 novembre un altro laboratorio britannico: la Scuola di Scienze Oceanografiche, conferma il risultato di Harwell: nel cratere di Khiam c'e' uranio leggermente arricchito. Anche Rainews24 ha portato un campione prelevato da Dai Williams ad essere analizzato alla Facolta di Scienze della terra dell’Università di Ferrara e le analisi ancora in corso hanno individuata una struttura anomala: la superficie del campione e' composta da silicati di alluminio e ferro, elementi normali in un frammento di suolo. Guardando all'interno si scoprono invece piccolissime bolle nelle quali si rileva un'alta concentrazione di ferro. Ulteriori analisi chiariranno l'origine di queste strutture: quello che al momento sembra certo e' che non sono il frutto di un processo naturale:

www.rainews24.it


“ Il ricercatore Dai Williams e' convinto che si tratti di una nuova classe di armi che utilizza uranio arricchito non attraverso processi di fissione ma utilizzando nuovi processi fisici tenuti segreti per almeno 20 anni.
Anche il Fisico Emilio del Giudice dell’ istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano arriva alle stesse conclusione : ci sono due possibilità per spiegare l’origine dell’ uranio arricchito trovato a Khiam:

a) L’ Uranio era già presente nella struttura della bomba, ma questo non spiegherebbe razionalmente l’ uso di questo materiale che è allo stesso tempo pericoloso per la sua radioattività e costoso .

B) L’ arricchimento è la conseguenza dell’ utilizzo della bomba, ma questa seconda possibilità è difficilmente compatibile con gli effetti conosciuti delle bombe nucleari convenzionali ed implicherebbe nuove fenomeni fisici recentemente scoperti. L'esercito israeliano ha negato l'uso delle armi ad uranio in Libano. Ma come difendersi dai possibili danni provocati dall’ uranio? Che precauzione prenderanno i militare dell Unifil nella zona e che tipo di analisi sono state fatte per congiurare questi rischi? “

Nel corso degli anni si sono succeduti gli allarmi della comunità scientifica come quello diffuso dall’Huranium Medical Research Centre e ripreso da www.Peacelink.it // tematiche/disarmo . In un rapporto del 2002 si si riportano le analisi di questa associazione fondata da Asaf Durakovic nel 1997 sulla popolazione civile di Jalalabad e Kabul.

Nei campioni di urine si trovano concentrazioni fino a 100 volte superiori alla norma di isotopi dell’Uranio. Si riportano le osservazioni sul pessimo stato di salute della popolazione in quelle zone affermando che i sintomi sono sospetti e non riconducibili a cause naturali.

Si fa notare infine che lo scopo dei bombardamenti potrebbe anche essere quello di una contaminazione ambientale come previsto da alcuni esperti militari USA. Oltre a ciò lo spettro dei nuclidi trovati rimanda all’uso di Uranio naturale nei penetratori delle bombe e questo non è spiegabile se non, forse, con l’intenzione di attribuire la radioattività del dopo bomba al fondo di radiazioni naturale del territorio.

Tra i soldati dell’ISAF ci sono anche gli Italiani. Sono stati avvertiti dei rischi al fine di non replicare il disastro dei Balcani con i suoi 46 morti tra i nostri militari?

In tutto questo ferve il dibattito in campo militare sulla diminuzione degli “effetti collaterali “ e si sperimentano molte nuove classi di munizionamento. Tra di esse gode molto favore la classe delle bombe DIME Dense Inert Metal Explosive con l’uso di frammenti metallici incapsulati in involucri di fibra di carbonio, peraltro poco o nulla visibili alle comuni lastre a raggiX e con possibilità di cura , se colpiti, molto scarse. (anche se queste non sono armi di tipo ambientale)

Per fortuna gli effetti collaterali vengono mantenuti alti dall’uso di mine, stavolta in materiale plastico  e delle famose “cluster bomb”” che rimangono sul terreno a lungo, specialmente se la vegetazione ricresce. Anni fa la Caritas Italiana produceva un manifesto contro le mine che mostrava lo stesso campo di grano con due didascalie differenti “ campo seminato” e poi sotto “campo minato “. E queste sono, secondo la nostra definizione, armi ambientali.

Ancora Rainews24 in “Polveri di guerra. Uranio a Beirut” ha realizzato una inchiesta sul pericolo rappresentato dalle polveri di  Uranio nel Sud del Libano.

Se queste polveri tossiche e radioattive sono un percolo per il contingente italiano quale pericolo rappresentano per i civili a lungo termine?

Roma 28 settembre 2007- notizie estratte da Maurilio Marsili  dell’ANCEA -  E-mail maumarsili@yahoo.it

17 09 2007

Le armi ambientali

Le armi ambientali

Definizione (nostra): le armi ambientali sono le armi che una volta utilizzate inquinano, deturpano, ed in definitiva rendono invivibile l’ambiente per un certo periodo di anni o secoli!

Contro l’utilizzo delle armi ambientali l’associazione Ancea è impegnata per sua natura.

Esistono vari tipi di armi ambientali

Ordigni Nucleari

Gli ordigni nucleari da fusione o fissione ad esempio sono armi che inquinano l’ambiente per un certo numero di anni e spesso passano secoli per ridurre le quantità di radionuclidi da essi generati che in qualche maniera possono entrare nella catena alimentare e nella catena di utilizzo per altra via dei Viventi. Già utilizzate dall’uomo Hiroshima e Nagasaki. Plurisperimentate successivamente in posti ancora soggetti a problemi ambientali

Bombe ad uranio impoverito

Un altro tipo di ordigni ambientali sono le cosi dette bombe ad uranio impoverito. Questo materiale viene prodotto dalle centrali nucleari in quantità tale che lo smaltimento può essere piuttosto problematico. Le bombe ad uranio impoverito vengono utilizzate su un asserzione falsa: che non fanno male all’uomo. In effetti se i radionuclidi, sottoforma di polvere, non entrano nell’uomo, emettono una quantità di radiazioni insufficiente per tipo ed intensità a passare la barriera della pelle. Ma se questi granelli di polvere radioattiva per un motivo qualsiasi entrano (ad esempio per inalazione od ingestione) nell’uomo si trovano a contatto non più con le cellule della pelle sufficientemente resistenti, ma con le cellule degli apparati interni che sono particolarmente sensibili alle radiazioni. Si possono sviluppare varie malattie. E le malattie , a volte mortali, sviluppate nei militari italiani utilizzati nel Kossovo, dove sono state impiegate armi di questo tipo, sono un esempio di questo malessere degli ambienti sottoposti ai bombardamenti. Già utilizzate dall’uomo appunto nel Kossovo.

Un altro tipo di armi ambientali di questo tipo è quello utilizzato ultimamente nel libano

Dalle inchieste di RAINEWS 24 di venerdì 19 gennaio 2007 si ricava l’informazione che polveri di uranio impoverito sono presenti in zone non lontane dall’area di azione del contingente militare italiano nel sud del Libano. Sono disponibili in Rainews le testimonianze di medici (libanese) e ricercatori (inglesi)che hanno lanciato l’allarme.

C’è da rilevare che nel cratere di Khiam in Libano è stata rilevata radioattività venti volte superiore al fondo naturale. Lo stato di Israele nega l’uso di bombe contenenti uranio, ma sul sito del Guardian sono comparse foto di soldati che caricano proiettili sui carri armati con penetratore all’uranio. Questo non per parlare dell’uso di armi letali in un conflitto, ma per illustrare il fatto che queste armi sono ormai di uso comune e non sembrano inquietare nessuna autorità sanitaria.

In altri teatri di guerra e citiamo l’Afghanistan compaiono dopo il conflitto concentrazioni di isotopi dell’uranio in concentrazioni anche 100 volte superiori alla norma nelle urine della popolazione esaminata. Secondo un rapporto dell’Uranium Medical Research Centre fondata nel 1997 da Asaf Durakovic tra giugno e ottobre2002 le alte concentrazioni degli stessi isotopi compaiono in campioni di terreno, schegge, e urina della popolazione di Jalalabad e Kabul.

Non essendoci miniere di uranio la provenienza possibile è quella militare e precisamente a causa dei massicci bombardamenti di Enduring Freedom. Non è, secondo Peacelink, pensabile che i Taliban possedessero quantitativi di uranio così grandi e che li avessero dispersi proprio nelle zone soggette ai bombardamenti.

L’uranio starà lì per secoli. Nelle zone interessate una parte significativa della popolazione presenta sintomi tipici della contaminazione interna da uranio. Anche i nostri soldati per tutto il tempo che rimarranno, saranno esposti.

Non è chiaro sul piano militare ,perche, a differenza del kossovo,in Afganistan e nel libano si usi uranio naturale invece che uranio impoverito visto che la capacità di penetrazione è la stessa. Forse perché l’uranio naturale più ricco di 238 che di 235 è più facilmente reperibile. Ma forse si utilizzano miscele dei due per rispondere a ben precisi criteri di chi assembla gli ordigni. In tutto il mondo, visto che le tecnologie militari sono tutte simili, potrebbero esserci usi di uranio nei bombardamenti vista la maggiore efficacia di questi proiettili.

Mine

Un altro tipo di armi ambientali sono le mine deposte sulle superfici le cui potenzialità durano anni. Riguardo a queste c’è da dire che l’inattivazione di queste ad opera del tempo è molto lenta. Molto dipende dallo stato di ossidazione del terreno in cui vengono sotterrate che ovviamente è scarsamente ossigenato, dal grado di umidità e soprattutto del materiale di confezionamento (ferro o plastica) ed infine del materiale dell’esplosivo stesso. Riguardo alle mine esse costano meno di un dollaro per essere prodotte e più di 1000 dollari per essere disinnescate.

Ci sono poi le armi chimiche e le armi biologiche  e forse le armi genetiche che agiscono sull’ambiente distruggendolo o alterandolo per un gran numero di anni, pensiamo ai defolianti usati in massa ad esempio.

Di tutte queste armi per il momento non parleremo, ma faremo sul nostro sito un monitoraggio di quello che raggiunge l’evidenza. La pagina delle armi ambientali è affidata da oggi al collega Franco Marsili.

POSIZIONE POLITICA ATTUALE e dibattito

Le armi fanno parte dell’evoluzione dell’uomo e hanno spesso determinato la sua storia. Noi naturalmente siamo in genere contro la guerra e quindi contro l’uso delle armi. Ciononostante ci rendiamo conto che in un mondo come il nostro è velleitario prendere una posizione contro qualsiasi tipo di arma e qualsiasi tipo di guerra.

Pertanto prendiamo la seguente posizione politica: Ogni arma ambientale deve essere messa al bando, perché dopo aver fatto ciò per cui è stata costruita, cioè uccidere direttamente il nemico, sfugge anche dal controllo dell’ utilizzatore e nuoce all’ambiente ed ai viventi per un numero troppo grande di anni.

Ordigni che lasciano l’ambiente sporco e pericoloso non possono essere da noi tollerati e non si capisce come nazioni, promotori di trattati di non proliferazione, possano nel contempo usare ordigni ad uranio impoverito che sono, in definitiva bombe sporche di cui tanto si teme da parte dei terroristi.

Per quanto riguarda le mine  sicuramente meno pericolose rispetto agli ordigni nucleari, l’associazione, fermo restando la contrarietà a qualsiasi tipo di armi, avanza la proposta che possano almeno essere prodotte con il vincolo di un sicuro dispositivo di disattivazione di tre o cinque anni. La produzione di una mina costa meno di un dollaro, il disinnesco di una mina costa più di mille dollari e può portare alla morte di un uomo. Riguardo ai dispositivi di disinnesco, visto che ci leggono molti fra chimici ed ingegneri che lavorano in campo militare, sarebbe opportuno aprire un dibattito per coinvolgere anche loro in questo problema.

Riguardo alle varie convenzioni ( Ginevra ecc.) che “disciplinano” l’uso delle armi, avendo riscontrato delle grandi differenze di restrizione per i vari tipi di armi, promuoviamo la messa la bando delle armi ambientali e di rimettere in discussione i criteri di restrizione delle armi.