Attualità e Comunicati Stampa

 

Ascoli Piceno 29 dicembre 2009

 

 

Comune di Ascoli Piceno

Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana

Gruppi consiliari Partito Democratico e Primavera di Ascoli

 

 

 

Al Sindaco di

Ascoli Piceno

Avv. Guido Castelli

Al Presidente del Consiglio Comunale

Arch. Umberto Trenta

 

OGGETTO:INTERROGAZIONE IN MERITO ALL'ABBATTIMENTO DI DUE ALBERI IN PIAZZA VENTIDIO BASSO

 

Le sottoscritte Consigliere Comunali Valentina Bellini e Silvia Parlamenti

 

Visto

 

che in data 25 Dicembre in Piazza Ventidio Basso sono state trovati abbattuti due grandi pini a ombrello posti al centro della piazza;

che dalle foto, anche reperibili sugli organi di informazione, risulta evidente che, almeno in un caso, l'abbattimento è stato provocato da strumenti meccanici, e non incidentalmente da agenti atmosferici;

che trattasi di piante almeno decennali in apparenza in buona salute, che costituivano un elemento di valorizzazione ambientale della zona nonché componente di ulteriore pregio della piazza come ornamento della chiesa di San Vincenzo e Anastasio;

che molte segnalazioni di cittadini e di associazioni ambientaliste sollecitano una spiegazione in merito al provvedimento dell'abbattimento delle piante, considerato da molti un vero e proprio scempio rispetto al patrimonio arboreo e naturale della città

Considerato

che la tutela e la valorizzazione del territorio debbono essere componenti fondamentali nell'Amministrazione di una città che fa della ricchezza del suo patrimonio artistico e naturale un legittimo motivo di vanto nonché una opportunità di crescita economica;

che nell'area tematica "ambiente territorio , infrastrutture" il programma di mandato di questa amministrazione prevede il rafforzamento degli "interventi di riqualificazione in una logica di sostenibilità" (Linea2) e, nello specifico, la riqualificazione delle aree verdi e degli spazi di socializzazione" (Linea2-Misura 2.B)

Ritenuto

che in altre occasioni precedenti la cittadinanza è stata negativamente sorpresa da altri abbattimenti di piante storiche della città, operati secondo criteri di opportunità difficilmente comprensibili dall'Assessore all'Ambiente della scorsa amministrazione Celani, poi riconfermato nell'attuale giunta Castelli

 

 

interrogano il Sindaco e l'Assessore all'ambiente e chiedono:

in base a quali criteri e valutazioni tecniche sono stati attuati gli interventi di abbattimento degli alberi

se prima di effettuare l'intervento sono stati consultati i Vigili del Fuoco e/o la Guardia Forestale per una valutazione tecnica, vista la gravità della scelta operata dall'assessore in termini di impatto ambientale e rispetto delle ricchezze naturali della città

se esiste una relazione tecnica a sostegno della delibera dell'Assessore

se questa amministrazione non ritiene necessario predisporre un protocollo condiviso e discusso in Consiglio Comunale per stabilire criteri e procedure di intervento nei casi di particolare gravità, come quello all'oggetto, in cui la decisione amministrativa viene a pesare in modo così massiccio sul patrimonio ambientale della città.

Se e come l'Amministrazione, a seguito di questo intervento, ha intenzione di modificare ulteriormente l'assetto e la destinazione di questo spazio urbano, punto nodale problematico anche sul piano della viabilità e dei flussi di traffico automobilistico del centro storico

Si richiede risposta scritta e in aula

 

Valentina Bellini

Silvia Parlamenti

 

Gli Alberi prima della "Esecuzione"

 

Gli alberi dopo L'"Esecuzione"

 

 

 

 

12 12 2009

Il ministro Matteoli ha proposto nel bel mezzo dello svolgimento della conferenza sul clima di Copenaghen  di aumentare il limite di velocità a 150 km/h ! Il ministro Matteoli è stato anche ministro dell’ambiente! Non si rende conto che un’auto lanciata a 150 all’ora consuma proporzionalmente molto di più di una macchina lanciata a 130? E tutta questa energia sprecata contribuisce all’inquinamento dell’atmosfera? Al di là della infelice scelta del momento di lanciare la sua proposta, noi ambientalisti di destra e di sinistra  pensiamo che il mondo si salva (forse) con l’indicazione di diminuire i consumi, non di aumentarli. Quindi noi ambientalisti scomodi abbiamo scritto questa lettera su quello che si discute o si dovrebbe discutere durante la conferenza. La lettera è lunga, quindi chi non ha tempo o voglia, la legga quando ne ha. Noi la metteremo sulle pagine della filosofia, della politica e dell’attualità. Chi vuole rispondere,  risponda. Metteremo la sua risposta o una sintesi nella prossima lettera e/o sul blog.

 

 

I PUNTI FERMI DI UN RAGIONAMENTO SULL’ENERGIA

 

Ecologia

1)     Più aumenta il numero degli uomini sulla terra più aumenta l’esigenza di energia

2)     Più aumenta il numero degli uomini sulla terra più aumenta l’inquinamento

3)     Uno sviluppo illimitato di una popolazione in un mondo limitato non è possibile sia qualitativamente che quantitativamente. Oggettivamente ci sono dei limiti allo sviluppo.

4)     Lo sviluppo di alcuni si basa sul rallentamento allo sviluppo di altri

 

Sociale, economia, politica

5)     Gli uomini, nel passato ed anche ora, si sono organizzati e si organizzano in stati, nazioni, partiti, movimenti, raggruppamenti, poli, organizzazioni varie, religioni, cosche, mafie, famiglie che solo a parole promuovono solidarietà, giustizia ed amicizia. In effetti si combattono fra di loro per l’egemonia ed il potere per fare in modo di sopravanzare gli altri raggruppamenti per avere per se maggior potere e per paura di subire dai più forti ciò che loro, per questi motivi,  fanno subire ai più deboli. Per questi motivi combattono fra di loro con vari tipi di guerra. Le guerre vanno dalle guerre economiche fatte con armi economiche ( danaro, banche ecc) a quelle più cruente fatte con le armi convenzionali ed NBC.

6)     L’esigenza di confort e la produzione di manufatti, spesso superflui, fanno consumare molta quantità di energia. Anche gli uomini dei popoli emergenti pretendono un maggior confort ed un maggior numero di manufatti. Quindi si consuma sempre di più.

7)     Il costo di questa energia deve quindi essere il più basso possibile per dare più facilmente confort e vendere i propri manufatti al meno possibile, pena l’uscita dal mercato ( e quindi la morte della propria attività produttiva e di conseguenza la perdita di potere e di posizione)

 

Economia, ecologia, chimica e fisica

 

8)     Quasi tutte le produzioni di energia sporcano l’ambiente. L’inquinamento può essere attuale (combustibili - gas serra incidente sull’atmosfera) e potenziale (nucleare da fissione -  scorie)

9)     Solo alcune forme di produzione sporcano di meno: eolico, solare, idroelettrico, nucleare da fusione

10) Dal punto di vista del costo, le produzioni di energia che sporcano di più (combustibile e nucleare), sono quelle che costano di meno (se non si considerano, però, i costi per ripulire l’ambiente dove i rifiuti vengono gettati). Il nucleare da fusione al momento non è attuabile. Il nucleare da fusione fredda (attuabile) è controverso. Secondo gli scriventi lo sviluppo di quest’ultimo sarebbe una delle migliori soluzioni al problema.(naturalmente crediamo che a Copenaghen non se ne parli !)

11) Ora dopo duecento anni di produzioni energia con i combustibili fossili, i nodi stanno per venire al pettine. Cioè dobbiamo pagare i debiti che i nostri nonni, dall’800 in poi, bruciando una enorme quantità di combustibili fossili, ci hanno lasciato. Dobbiamo ripulire l’atmosfera o almeno dobbiamo fare in modo che questa non si sporchi di più, pena: “un mondo diverso da quello precedente”. Il fattore che per primo ha risentito del dissennato consumo di combustibili fossili è il clima. Il fattore climatico rischia di mescolare e stravolgere le zone climatiche. Anche qui oltre a quelli che ci rimettono e cioè tutti coloro che sono nelle fasce temperate che si desertificheranno, può darsi che ci sia qualcuno che ci guadagna (si pensi ad esempio agli abitanti di una Siberia temperata). La modifica del fattore climatico comporta e comporterà anche stress climatici maggiori ed in maggior numero (Uragani, nevicate, siccità) in zone non abituate a tali condizioni.

12) Il motivo di tutto ciò è determinato dal fatto che l’anidride carbonica generata dalla combustione negli ultimi duecento anni, ma anche gli altri gas serra, assorbono l’infrarosso in misura maggiore dell’ultravioletto e visibile. Quindi i raggi del sole che entrano principalmente come ultravioletto, visibile ed infrarosso, poi, giunti sulla superficie terrestre vengono riflessi da questa, principalmente come infrarosso. Gli infrarossi in entrata ed in uscita, a differenza di prima, incontrano una maggior concentrazione di molecole di gas serra ( CO2 e CH4 ecc.), ed una maggiore  difficoltà ad uscire negli spazi siderali. Questa energia, trattenuta dall’atmosfera, ne aumenta la temperatura. Sulle cause dell’innalzamento della temperatura dell’atmosfera ci sono invero altre teorie, ma la maggioranza della comunità scientifica propende che l’aumento brusco (negli ultimi 100 anni) della temperatura sia dovuto proprio all’aumento della concentrazione dei gas serra. (d’altra parte erano 40 anni che la comunità scientifica ne parlava e ne preconizzava)  Quindi più energia in atmosfera, più stress climatici, più ghiacci che si sciolgono, più innalzamento del livello del mare.( città costiere condannate a morte).

13)   Non è facile diminuire l’anidride carbonica che già risiede nell’atmosfera. I meccanismi di abbattimento sono principalmente di natura chimico - fisica  (piogge) e fotochimica (fotosintesi clorofilliana). La prima porta giù l’anidride carbonica in grande quantità senza modificarla dal punto di vista chimico, la seconda intrappola il carbonio in molecole che fanno parte della biomassa ( quindi un abbattimento più stabile che aumenta la capacità del serbatoio di carbonio nel ciclo del carbonio). Quindi due i principali fenomeni di abbattimento, ma ambedue hanno il difetto di avvenire solo nelle vicinanze della superficie terrestre, rispettivamente 6-7000 metri e 50 metri. E le molecole lontane dalla superficie che stanno in alto e che comunque partecipano all’effetto serra sono difficili da abbattere.

 

Tentativi di soluzione

 

Se il meccanismo socio economico resta quello attuale, l’energia è un’arma con la quale si sale la hit parate delle nazioni. E’ difficile che del consumo di energia che è legato al PIL ne venga promosso l’abbattimento (chi è il politico che proporrebbe di diminuire lo sviluppo del proprio stato). Le nazioni che non ne hanno, hanno tentato di svilupparne tutte le forme possibili infischiandosene dell’ambiente. Vedi ad esempio la Francia che ne vende (la nucleare) a  molti. Non solo quindi è difficile moderarsi, ma appunto per questo, è difficile negarla da un punto di vista logico agli altri che tentano di salire la Hit parade.  Gli emergenti ( India e Cina) si domandano: ma perché ora che anche noi abbiamo imboccato la strada dello sviluppo dobbiamo essere repressi da coloro che ne hanno consumata tanta per arrivare a dove sono e seguitano a consumarne di più?

Per quanto riguarda poi il capitolo nucleare ci si domanda: come fanno gli USA con alle spalle le loro centrali nucleari a negarla ad esempio all’Iran?

La risposta circa il consumo di atmosfera e quindi solo all’aspetto combustione è questa: Si è vero il mondo sviluppato ne ha  consumata e quindi abusato per tanti anni quando non si sapeva, ma ora che si sa, tutti ne debbono consumare di meno !!

Se su questo punto ci fosse un accordo (ma non c’è), si dovrebbe gradualmente diminuire il consumo, ma il fatto che l’energia è di fatto un arma, presuppone accordi multilaterali in cui i firmatari si dovrebbero privare di energia a basso costo, Ma chi si fida? Ad esempio la Francia si dovrebbe privare del suo nucleare considerando che l’ambiente sottoposto a rischio dalle sue centrali non è solo il suo, ma è quello europeo e  quello mondiale, la Polonia dovrebbe privarsi del suo carbone, in cambio di che?

L’Iran dovrebbe non portare avanti il suo programma nucleare. Insomma la problematica è simile a quella dei trattati di non proliferazione o, in questo caso, di dismissione di centrali e/o di tecnologie. Ma chi comincia per primo?

Invero l’Italia tempo fa ha fatto, su una spinta popolare, la rinuncia unilaterale al nucleare, ma ora sembra pentirsi di ciò che ha fatto, per due motivi. La rinuncia la nucleare senza rinunciare al livello di consumo, ha portato sicuramente ad un aumento di inquinamento atmosferico dovuto alla combustione delle sue centrali. La rinuncia al nucleare ha favorito le nazioni concorrenti che producono gli stessi manufatti e lo stesso confort dell’Italia (vedi ad esempio la Francia) inoltre si è perduto un know how che potrebbe essere sempre utile. Anzi la soluzione adottata dalla Francia sembra essere addirittura più positiva per il malessere dell’atmosfera che è il pericolo più prossimo in termini temporali per il nostro ambiente.

 

Quindi non è stato tanto efficace stabilire con un referendum la cessazione di un tipo di produzione senza stabilire un tetto di energia da superare valido per tutte le nazioni. E’ chiaro che se non c’è un limite al tetto da superare, la maggior parte dell’energia prodotta avviene a spese di altre produzioni più inquinanti da combustione. Paradossalmente l’unica nazione che potrebbe facilmente adeguarsi ad un tetto di carbonio prodotto è proprio la Francia. Potrebbe facilmente, ad esempio, elettrificare i trasporti senza passare dalla fase di produzione di elettricità con il carbonio come sarebbe costretta l’Italia se volesse fare la stessa cosa

Quindi una soluzione per l’atmosfera potrebbe essere proprio quella nucleare, esattamente il contrario di quella che vogliono gli ambientalisti classici.

Quindi le soluzioni per l’atmosfera potrebbero essere: Stabilire un tetto di carbonio emesso per abitante. Certo i paesi sopra sviluppati che sono abituati a consumare moltissima energia per abitante dovrebbero risparmiare carbonio e per far questo possono utilizzare le produzioni che non lo producono che sono: Eolico, solare, nucleare e fra queste il nucleare è quella attualmente di gran lunga più efficace. Gli altri paesi in via di sviluppo che non consumano tanto (pro capite) potrebbero ancora per poco usare tecnologie carbonio inquinanti, poi, una volta sviluppati, dovrebbero adeguarsi al trend carbonio - carente.

 

Un indicazione precisa che dovrebbe uscire da Copenaghen dovrebbe essere una tassazione mondiale sul carbonio emesso che dovrebbe essere riscossa dalla banca mondiale o dall’ONU e con la quale si scoraggiano i consumi carbonivori e che finanzi le nazioni che facciano politiche di sviluppo sostenibile. Ad esempio una tassa del 5% su tutto il carbonio combusto permetterebbe lo sviluppo del fotovoltaico e dell’ eolico ed in misura minore del nucleare. ( minore perché anche se è vero che il nucleare riduce il problema dell’atmosfera, produce molti altri problemi con cui l’uomo e le future generazioni avranno a che fare e quindi va sfavorito sui tempi lunghi rispetto alle altre fonti alternative).

 

Indicazioni futuribili

 

1)     Politiche di contenimento delle nascite

2)     Politiche di cambiamento radicale della mobilità : No al mezzo privato, si al mezzo Pubblico- privato [ ad esempio macchine private elettriche su mezzi collettivi (un solo motore)  lungo le principali direttrici di marcia come tapis roulant o treni]

3)     Tetti di energia. Un uomo del mondo sviluppato consuma più o meno la stessa quantità di aria (in litri) di un uomo del mondo in via di sviluppo, ma consuma diecimila volte di più in termini di energia (calorie). Quindi forse sarebbe bene stabilire un tetto pro capite per nazione non solo di carbonio ma anche di energia. Questo perché ogni caloria prodotta con produzioni sempre più o meno inquinanti, inquina l’ambiente di tutti.

4)     Meno carne nelle diete dell’uomo Il consumo di carne aumenta considerevolmente il consumo di energia

5)     Risparmio energetiche per via chimica la ricerca chimica e la ricerca in genere producono soluzioni per diminuire il consumo di energia

6)     Repressione al consumo L’eccesso di consumo, oltre i limiti del giusto, tende a sporcare l’ambiente, quindi chi lo fa partecipa ad un reato ambientale, quindi va sanzionato o almeno deve pagare di più, cioè partecipare di più alla lotta dell’uomo per il suo ambiente. Questo è un concetto che va contro i concetti abituali. Ma visto che il modo di fare economia finora ci ha portato a questi disastri ambientali, dobbiamo intraprendere una via rivoluzionaria per salvare la barca della terra. Reprimere il consumo! Capito Matteoli!?

 

Il CDR

21-11-2009 

 

Politica e Ambiente

ACQUA

 Abbiamo anticipato questa lettera perchè non potevamo ignorare la storia dell'ACQUA. Il nostro simbolo come tutti sanno è da molti anni il simbolo dell'acqua H2O

L'acqua dolce è fuor di dubbio un bene essenziale per la vita dell'uomo. Forse il secondo dopo l'aria.

L'acqua deve essere considerata, anche in una nazione "civile" come l''Italia, un bene pubblico. Cioè un bene di facile acquisizione. Non è che in italia l'acqua dolce manchi, anzi essendo l'Italia in zona temperata, l'acqua c'è. Anche se in questi ultimi tempi, con l'aumentare della desertificazione, in certi periodi dell'anno ed in certe zone si hanno delle forti carenze di acqua.

La differenza fra l'acqua che cade sul nostro territorio e quella disponibile al rubinetto è però enorme. Qualche tempo fa in sede di comitato scientifico si era sognato di un acquedotto marino adriatico che almentasse,  con l'acqua che il Po butta in mare, ma anche con l'acqua dell'Albania, tutta la costa adriatica ed oltre, fino alla Sicilia. I costi secondo noi non erano affatto superiori a quelli del Ponte sullo Stretto.

Queste ci sembravano le "Grandi Opere" che qualsiasi governo (Prodi o Berlusconi) dovesse e potesse prioritariamente fare, questo ci sembrava una sorta di federalismo solidale: Dare da bere con l'acqua di regioni fortunate alle popolazioni assetate ed ai campi aridi di altre regioni.

 

FAME ED ACQUA

 

Che dire poi delle rappresentazioni teatrali che sono concomitantemente andate in scena a Roma a Viale Aventino (FAO), dove si è "parlato" che per risolvere il problema della fame bisogna spingere sull'agricoltura e non sulle biotecnologie. E già e l'acqua dove la mettiamo?....

L'agricoltura ha bisogno di acqua! Pensiamo a ridare una pennellata di verde al deserto del Sahara alimentandolo con acquedotti Marini dove si possono riversare miliardi di metri cubi di acqua che nella zona temperata vengono lasciati riversare impunemente a mare. Secondo noi gli acquedotti marini "costano poco" rispetto ai servizi che possono rendere. E servono molto di più degli aiuti alimentari prodotti nel mondo occidentale, delle adozioni a distanza dei bambini poveri e malnutriti. Sistemi con cui c' è sempre qualcuno che si arricchisce, ma che non hanno mai risolto nessun problema.

Cazzo diamogli l'acqua!! e vedrete che interromperemo anche i flussi migratori. Possibile che non c'è un partito nazionale, trasnazionale che veda più in la del proprio naso... diamogli l'acqua!

 

L'ACQUA Di CASA NOSTRA

 

Il governo in carica, quello delle "cose concrete"...., l'ha fatto nel frattempo una leggina sull'acqua.., ma che leggina? Ha detto che i comuni possono affidare la gestione dell'acqua solo a società che abbiano una certa percentuale di privato nella proprietà !!

Questo invero non è un fatto negativo. Il pubblico troppo spesso, quando agisce in regime di monopolio, è sinonimo di inefficienza ed una spruzzatina di privato che mette il pepe all'efficienza potrebbe essere anche una cosa valida.

Purtroppo la legge così come  è stata approvato sembra che non risolva il problema della quantità e qualità di acqua che arriverà ai cittadini. Una legge così al massimo potrà risolvere il problema della quantità di soldi che arriveranno nelle tasche di alcuni soliti noti. Aumenterà il prezzo (quello si) dell'acqua del rubinetto.

Dobbiamo produrre tanta acqua a costi bassi! dobbiamo non farcela sfuggire dagli acquedotti!  Con l'attuale legge l'acqua disponibile non aumenterà, ma salirà solo di prezzo.

 

Insomma il governo Berlusconi invece di fare un operazione da bottegai poteva imitare, come "Grandi Opere", in presenza di una sofferenza da carenza idrica, un illustre predecessore. (anche noi e forse anche i partiti di sinistra sarebbero stati d' accordo) .

 

Quando alla fine degli anni venti si cominciò a notare una sorta di possibilità di carenza alimentare, Mussolini decise un operazione faraonica pubblica: La bonifica dell'Agro Pontino. Milioni di ettari coltivabili furono strappati alla malaria e resi disponibili. Lo fece con investimenti pubblici. Ed ancora oggi quella zona alimenta quasi la metà della popolazione italiana! 

Se vogliamo risolvere i futuri problemi idrici che anche in italia si evidenzieranno (e che non verranno assolutamenti risolti con l'attuale leggina), dobbiamo volare alto caro Silvio!

Dobbiamo imitare ciò che ha fatto Benito..., altro che mettere tutto nelle mani di  Andrea!...(?)

 

21 02 08

 

Riportiamo di seguito il testo approvato dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato.

 

Il nostro commento:

Il testo licenziato dalla Commissione, ribadisce alcuni principi, ma non risolve praticamente nulla.

L'autore del testamento biologico [meglio definito come "Dichiarazione Anticipata di Trattamento" (DAT)], infatti, può esprimere solo generici orientamenti in merito alle condizioni di fine vita ed in merito all'attivazione / non attivazione di specifici trattamenti sanitari.

Inoltre egli può dichiarare di accettare o meno di essere sottoposto ad eventuali trattamenti sanitari sperimentali invasivi o ad alta rischiosità, trattamenti che il medico riterrà possano essergli di giovamento. Può, altresì, dichiarare di accettare o meno trattamenti sanitari che, anche a giudizio del medico, abbiano potenziale, ma non sicuro, carattere di accanimento terapeutico.

In pratica introduce solo la possibilità di scegliere di non essere sottoposto ad accanimento terapeutico.

L'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione sono espressamente vietate, come è vietata qualsiasi forma di eutanasia. Per contro si ha immediatamente l'attivazione della DAT nel momento in cui un soggetto venga a trovarsi in stato vegetativo. Ma chi stabilisce questo? E con quali tempi e modalità? Questo nel DDL non è specificato!

Sono previste, inoltre, alcune figure.

Un notaio, che esercita la sua opera a titolo completamente gratuito; un fiduciario cui sono riconosciuti poteri poco chiari; un medico curante, anche lui con poteri indefiniti (forse un po' più ampi di quelli del fiduciario) con la prerogativa di potersi rivolgere ad un'apposita Commissione medica composta da cinque specialisti fra i quali c'è anche lui.

Ė evidente che intorno al paziente potrebbe scoppiare una controversia in cui tutti sono contro tutti... ed nel bel mezzo della confusione arriva finalmente il Magistrato!

Una nota: mentre è esplicitamente previsto che il notaio svolga la sua opera gratuitamente, non si comprende bene se i medici verranno economicamente compensati. E se la risposta è "si", chi paga?.

Il DAT potrebbe diventare solo una roba per ricchi?

Insomma, un testo assolutamente negativo.

Su via, Legislatori! Un po' più di coraggio!

Avete approvato la 194...

Questa potrebbe essere molto più facile.

In fin dei conti riguarda per lo più persone che hanno vissuto e che vorrebbero esercitare dei diritti esclusivamente sulla propria pelle e non su quella di "esseri" (feti) che ancora devono nascere!

 

 

Più avanti è riportato il testo del comunicato stampa dell'ANCEA, con la proposta dell'Associazione

 

 

DDL Calabrò: il testo

 

Testamento biologico, il Disegno di Legge approvato come testo base di lavoro della Commissione Igiene e Sanità del Senato

 

Proposta di modifica n. NT al DDL n. 10, 51, 136, 281, 285, 483, 800, 972, 994, 1095, 1188, 1323, 1363, 1368

Art. 1 (TUTELA DELLA VITA E DELLA SALUTE)


1. La Repubblica tutela la vita umana fino alla morte, accertata ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578.
2. La Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce la dignità della persona umana riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina.
3. La Repubblica riconosce come prioritaria rispetto all'interesse della società e della scienza la salvaguardia della persona umana.
4. La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di volere.
5. La Repubblica, nel riconoscere la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, garantisce la partecipazione del paziente all'identificazione delle cure mediche più appropriate, riconoscendo come prioritaria l'alleanza terapeutica tra il medico e il paziente, che acquista peculiare valore proprio nella fase di fine vita.


Art. 2 (DIVIETO DI EUTANASIA E DI SUICIDIO ASSISTITO)


1. Ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive, e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio sono vietate ai sensi degli articoli 575, 579, 580 del codice penale.
2. L'attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente.


Art. 3 (DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO)


1. Soprattutto in condizioni di morte prevista come imminente, il medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura e/o di sostegno vitale del medesimo.
2. Il divieto di accanimento terapeutico non può legittimare attività che direttamente o indirettamente, per loro natura o nelle intenzioni di chi li richiede o li pone in essere, configurino pratiche di carattere eutanasico o di abbandono terapeutico.


Art. 4 (CONSENSO INFORMATO)


1. Salvo i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole.
2. L'espressione del consenso è preceduta da accurate informazioni rese in maniera completa e comprensibile circa diagnosi, prognosi, scopo e natura del trattamento sanitario proposto, benefici e rischi prospettabili, eventuali effetti collaterali, nonché circa le possibili alternative e le conseguenze del rifiuto del trattamento.
3. L'alleanza terapeutica così costituitasi all'interno della relazione medico paziente è rappresentata da un documento di consenso, firmato dal paziente, che diventa parte integrante della cartella clinica.
4. E' fatto salvo il diritto del soggetto interessato che presti o non presti il consenso al trattamento sanitario, di rifiutare in tutto o in parte le informazioni che gli competono. Il rifiuto può intervenire in qualunque momento e deve essere adeguatamente documentato. 5. Il consenso al trattamento sanitario può essere sempre revocato, anche parzialmente.
6. In caso di interdizione ai sensi dell'articolo 414 del codice civile, il consenso è prestato dal tutore che appone la firma in calce al documento. In caso di inabilitazione, ai sensi dell'articolo 415 del codice civile, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 349, comma 3 del codice civile relative agli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione. Qualora vi sia un amministratore di sostegno ai sensi dell'articolo 404 del codice civile e il decreto di nomina preveda l'assistenza in ordine alle situazioni di carattere sanitario, il consenso è prestato dall'amministratore di sostegno. La decisione di tali soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute dell'incapace e non può pertanto riguardare trattamenti sanitari in pregiudizio della vita dell'incapace stesso.
7. Il consenso al trattamento medico del minore è accordato o rifiutato dagli esercenti la potestà parentale o la tutela; la decisione di tali soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della salute psico-fisica del minore e non può pertanto riguardare trattamenti sanitari in pregiudizio della vita del minore.
8. Qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere e l'urgenza della situazione non consenta di acquisire il consenso così come indicato nei commi precedenti, il medico agisce in scienza e coscienza, conformemente ai principi dell'etica e della deontologia medica.


Art. 5 (CONTENUTI E LIMITI DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO)


1. Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il dichiarante esprime il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari e di fine vita in previsione di un'eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere.
2. Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il soggetto dichiara il proprio orientamento circa l'attivazione e non attivazione di specifici trattamenti sanitari, che egli, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, è legittimato dalla legge e dal codice di deontologia medica a sottoporre al proprio medico curante.
3. Il soggetto può, in stato di piena capacità di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, dichiarare di accettare o meno di essere sottoposto a trattamenti sanitari sperimentali invasivi o ad alta rischiosità, che il medico ritenga possano essergli di giovamento, può altresì dichiarare di accettare o meno trattamenti sanitari che, anche a giudizio del medico avessero potenziale, ma non sicuro carattere di accanimento terapeutico.
4. Nella dichiarazione anticipata di trattamento può essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in quanto di carattere sproporzionato, futili, sperimentali, altamente invasive e invalidanti. Possono essere altresì inserite indicazioni da parte del redattore favorevoli o contrarie all'assistenza religiosa e alla donazione post mortem di tutti o di alcuni suoi organi.
5. Nella dichiarazione anticipata di trattamento il soggetto non può inserire indicazioni finalizzate all'eutanasia attiva o omissiva.
6. Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.
7. La dichiarazione anticipata di trattamento assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e per questo motivo non può assumere decisioni che lo riguardano. La valutazione dello stato clinico va formulata da un collegio medico formato da cinque medici: neurologo, neurofisiologo, neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia, designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero.


Art. 6 (FORMA E DURATA DELLA DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO)


1. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie né vincolanti, sono redatte in forma scritta con atto avente data certa e firma del soggetto interessato maggiorenne, in piena capacità di intendere e di volere dopo una compiuta e puntuale informazione medico clinica, e sono raccolte esclusivamente da un notaio a titolo gratuito. Alla redazione della dichiarazione interviene un medico abilitato all'esercizio della professione che sottoscrive la Dichiarazione Anticipata di Trattamento.
2. Il notaio ne certifica l'autenticità ed attesta che il medico abbia informato con chiarezza il paziente delle possibili situazioni cliniche e dei possibili trattamenti di fine vita, al fine di rendere pienamente consapevole la dichiarazione di questi.
3. Le dichiarazioni anticipate di trattamento devono essere formulate in modo chiaro, libero e consapevole, manoscritte o dattiloscritte, nonché sottoscritte con firma autografa.
4. Salvo che il soggetto sia divenuto incapace, la Dichiarazione ha validità di tre anni, termine oltre il quale perde ogni efficacia. La dichiarazione anticipata di trattamento può essere indefinitamente rinnovata, con la forma prescritta nei commi precedenti.
5. La dichiarazione anticipata di trattamento può essere revocata o modificata in ogni momento dal soggetto interessato. La revoca, anche parziale, della dichiarazione deve essere sottoscritta dal soggetto interessato.
6. La dichiarazione anticipata di trattamento deve essere inserita nella cartella clinica dal momento in cui assume rilievo dal punto di vista clinico.
7. In condizioni di urgenza, la dichiarazione anticipata di trattamento non si applica ove non ne sia possibile un'immediata acquisizione.


Art. 7 (FIDUCIARIO)


1. Nella dichiarazione anticipata di trattamento è possibile la nomina di un fiduciario, maggiorenne, capace di intendere e di volere, che opera sempre e solo secondo le intenzioni legittimamente esplicitate dal soggetto nelle dichiarazioni anticipate, per farle conoscere e contribuire a realizzarne le volontà.
2. Il fiduciario appone la propria firma autografa al testo contenente le dichiarazioni anticipate.
3. Il fiduciario si impegna ad agire nell'esclusivo e migliore interesse del paziente.
4. Il fiduciario, in stretta collaborazione con il medico curante con il quale realizza l'alleanza terapeutica, si impegna a garantire che si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dalla persona nella dichiarazione anticipata di trattamento.
5. Il fiduciario si impegna a vigilare perché al paziente vengano somministrate le migliori terapie palliative disponibili, evitando che si creino situazioni sia di accanimento terapeutico, sia di abbandono terapeutico.
6. Il fiduciario si impegna a verificare attentamente che il paziente non sia sottoposto a nessuna forma di eutanasia esplicita o surrettizia.
7. Il fiduciario può rinunciare per iscritto all'incarico, comunicandolo direttamente al dichiarante o, ove quest'ultimo fosse incapace di intendere e di volere, al medico responsabile del trattamento sanitario.

Art. 8 (RUOLO DEL MEDICO)


1. La volontà espressa dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento è attentamente presa in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle.
2. Il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal medico, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana e della tutela della salute, secondo i principi di precauzione, proporzionalità e prudenza.
3. Il medico, nel caso di situazioni d'urgenza, sentito ove possibile il fiduciario, assume le decisioni di carattere terapeutico, in scienza e coscienza, secondo la propria competenza scientifico-professionale
4. Nel caso in cui le dichiarazioni anticipate di trattamento non siano più corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche, il medico, sentito il fiduciario, può disattenderle, motivando la decisone nella cartella clinica.
5. Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici: medico legale, neurofisiologo, neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia, designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale parere non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.


Art . 9 (AUTORIZZAZIONE GIUDIZIARIA)


1. In caso di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario, la decisione è assunta, su istanza del pubblico ministero o da chiunque vi abbia interesse, dal giudice tutelare o, in caso di urgenza, da quest'ultimo sentito il medico curante.
2. L'autorizzazione giudiziaria è necessaria anche in caso di inadempimento o di rifiuto ingiustificato di prestazione del consenso o del dissenso ad un trattamento sanitario da parte di soggetti legittimati ad esprimerlo nei confronti di incapaci.
3. Nei casi di cui ai comma precedenti, il medico è tenuto a darne immediata segnalazione al pubblico ministero.


Art. 10 (DISPOSIZIONI FINALI)


1. Il contenuto della dichiarazione anticipata di trattamento non configura, ai fini della presente legge, dato sensibile ai sensi del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
2. E` istituito il Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento nell'ambito di un archivio unico nazionale informatico presso il Consiglio nazionale del notariato.
3. L'archivio unico nazionale informatico è consultabile, in via telematica, unicamente dai notai, dall'autorità giudiziaria, dai dirigenti sanitari e dai medici responsabili del trattamento sanitario di soggetti in caso di incapacità.
4. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e d'intesa con il presidente del Consiglio nazionale del notariato, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le regole tecniche e le modalità di tenuta e consultazione del Registro di cui al comma 2.
5. La dichiarazione anticipata di trattamento, le copie degli stessi, le formalità, le certificazioni, e qualsiasi altro documento sia cartaceo sia elettronico ad essi connessi e da essi dipendenti non sono soggetti all'obbligo di registrazione e sono esenti dall'imposta di bollo e da qualunque altro tributo.

 

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COMUNICATO STAMPA

 

Il 19 febbraio 2009 Il Presidente dell'ANCEA, Giancarlo Capobianco, ha inviato, una proposta dell'Associazione sul Testamento Biologico, ai Presidenti di Camera e Senato, ai Componenti le Commissioni Sanità ed ai Capigruppo Parlamentari, il seguente testo elaborato dai Soci dopo un confronto avvenuto via Internet.

 

 

 

Roma, 19 febbraio 2009

 

Al Presidente della Camera dei Deputati

On. Gianfranco Fini

 

Al Presidente della

XII Commissione - Affari Sociali

Camera dei Deputati

 

Ai Componenti

XII Commissione - Affari Sociali

Camera dei Deputati

 

Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari

Camera dei Deputati

 

Al Presidente del Senato della Repubblica

Sen. Renato Schifani

 

Al Presidente della

XII Commissione Igiene e Sanità

Senato della Repubblica

 

Ai Componenti

XII Commissione - Igiene e Sanità

Senato della Repubblica

 

Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari

Senato della Repubblica

 

 

Preg.mi Onorevoli e Senatori,

in questi giorni, anche nella nostra Associazione, si è svolto un acceso dibattito sulla nota vicenda che ha portato alla morte di Eluana Englaro; dibattito a volte anche aspro, ma fermamente rivolto alla ricerca di una soluzione che mettesse d’accordo i diversi pensieri ed orientamenti dei Soci.

Il risultato di questo confronto è stata la stesura di un documento, realizzato con la partecipazione ed il contributo di tutti coloro che son voluti intervenire e nel pieno rispetto delle singole posizioni.

A nome, dunque, dell’Associazione ANCEA che rappresento, Vi invio il testo di quella che potrebbe essere una proposta di Legge e che sottoponiamo alla Vostra attenzione.

Essa, evidentemente, non ha la pretesa di essere esauriente e di contenere e risolvere le innumerevoli problematiche inerenti un argomento così importante e delicato, tuttavia – e questo è lo spirito che ha animato il dibattito all’interno dell’Associazione – ha cercato di raggruppare le linee da noi giudicate più importanti e che soddisfacessero le esigenze derivanti dai diversi orientamenti.

Nella speranza che anche l’ANCEA possa contribuire positivamente nel dibattito parlamentare con la proposta allegata, porgo, anche a nome di tutti i Soci, i miei più sinceri e cordiali saluti.

 

dott. Giancarlo Capobianco

Presidente ANCEA

 

 

Per una Legge sul Testamento biologico che potrebbe trovare molti d’accordo.

La Legge dovrebbe riguardare tutti coloro che nel corso della loro vita abbiano fatto un Testamento biologico.

Per fare questo si consiglia un registro unico nazionale da far gestire agli uffici anagrafici.

Chiunque, maggiorenne, può recarsi presso il Comune o la Circoscrizione di residenza e fare una dichiarazione di Testamento biologico.

In presenza di più dichiarazioni vale quella rilasciata, in termini temporali, più recentemente.
Il Testamento biologico deve:

  1. essere consentito solo a coloro i quali hanno raggiunto la maggiore età, previa dettagliata informazione sulle modalità della dichiarazione; sulla sua validità e sulle eventuali modalità di recesso da essa. Relativamente ai minori che non possono ricorrere al Testamento biologico, potrà essere nominato un Tutore che verrà individuato nei genitori o come più appresso specificato. Il Tutore nominato potrà scrivere il Testamento biologico in vece del minore. In ogni caso nessun minore potrà essere sottoposto alle conseguenza del Testamento biologico (subire la morte) prima del raggiungimento della maggiore età;

  2. individuare, da parte dell’intestatario, in ordine di importanza coloro che dovranno avere funzioni di Tutore. Costoro saranno chiamati a gestire il "fine vita" della persona in oggetto e dovranno esercitare uno stretto controllo delle procedure previste dopo che il tutelato verrà affidato agli operatori del Testamento biologico. Il Tutore, inoltre, potrà stabilire la data di inizio di esecuzione della procedura. In caso di mancanza di Tutori, tale ruolo sarà rivestito dal parente più prossimo. In caso di mancanza di quest’ultimo, il "fine vita" verrà gestito da un Magistrato che dovrà risultare iscritto al registro dei Tutori volontari. La nomina a Tutore, in quest’ultimo caso, verrà deliberata dalla Corte di Appello competente del luogo di residenza del paziente;

  3. contemplare le indicazioni delle condizioni di fine vita in cui diventerà applicabile il Testamento biologico. Tali condizioni dovranno essere chiaramente descritte. Ad esempio "il malato dovrà trovarsi in una condizione di stato vegetativo e privo di conoscenza da almeno 6 anni"; oppure "il malato dovrà avere una determinata patologia (da definire) da almeno un numero di anni (da definire)";

  4. prevedere le condizioni di come dovrà essere eseguita la volontà del dichiarante. Ad esempio: per cessazione di somministrazione di acqua e nutrimento; per cessazione di farmaci; per iniezione letale...

  5. prevedere, oltre all’albo dei Tutori, anche un albo dei cosiddetti Operatori per il Testamento biologico, che potranno essere scelti tra il personale medico ed infermieristico volontario.

È evidente che chi non fa Testamento biologico, finirà la sua vita naturalmente e verrà nutrito, idratato ed assistito in ogni forma e modalità previste, in apposite strutture, fino a che non sopraggiunga la morte.

Lo stato dovrà, quindi, istituire idonee strutture, regolamentate con Legge affinché le famiglie dei pazienti interessati che ne faranno richiesta, siano sollevate da qualsivoglia onere economico. Il fabbisogno finanziario necessario al mantenimento in vita o all’attuazione della procedura di interruzione della vita, prevista dal Testamento biologico, dovrà essere a carico dello Stato il quale, potrà, in sede di approvazione di Legge Finanziaria, prevedere eventuali piccole partecipazioni a carico degli assistiti.

 

 

 

 

 

 

 

10 12 2008

Questa è la risposta del Prof. Luigi Campanella all'articolo di Lucia Failla (che si trova di seguito).

Gli articoli compaiono ambedue su il giornale informatico www.ilsussidiario.net

 

SCUOLA/ Riforma dell’istruzione tecnica: attenzione alle "scienze integrate"

 

Luigi Campanella

 

giovedì 8 gennaio 2009

 

Ho letto con molto interesse l'articolo apparso sul vostro giornale sulla nuova configurazione dell’istruzione tecnica, in cui si parlava anche dell’opportunità di una integrazione delle Scienze al livello formativo. Mentre osservo che alcuni dei punti sollevati dall'articolista sono pienamente condivisibili, devo però anche rilevare, con riferimento all'introduzione delle Scienze Integrate come unica disciplina capace di superare le articolazioni tradizionali, che una scelta di questo tipo potrebbe comportare gravi carenze al livello formativo, contribuendo a quel processo di “descientificizzazione” del sistema scolastico che l'autore stesso denuncia chiaramente come un pericolo.

 

È certamente vero che alcuni temi rilevanti sul piano formativo (si pensi all'ambiente, all'energia) non possono essere considerati patrimonio assoluto di una disciplina o di un'altra – e questo probabilmente ha spinto Confindustria verso un'indicazione che forse andrebbe più opportunamente modulata –; da ciò però nasce a mio avviso una terza via, cioè un modello di formazione nel quale integrazione e specificità possano coesistere, mantenendo rigorosamente alle singole discipline spazi formativi adeguati (quindi evitando qualunque riduzione del monte ore a disposizione delle singole discipline) e sperimentando un modello integrato in corrispondenza di temi che realmente lo giustifichino, con corrispondente monte ore imputato alle varie discipline proporzionalmente al relativo peso nel tema.

 

Per chiarire ulteriormente il mio pensiero, vorrei rifarmi inoltre al contenuto del comunicato congiunto che la SIF (Società Italiana di Fisica), la SCI (Società Chimica Italiana), il CNC (Consiglio Nazionale dei Chimici), la AIF (Associazione per l'Insegnamento della Fisica) e la AIC (Associazione Insegnanti Chimici) hanno diffuso in merito all'insegnamento delle discipline scientifiche nella Scuola secondaria ed al ruolo ad esso assegnato dai regolamenti in approvazione da parte del dal Consiglio dei Ministri. Tali associazioni hanno valutato che questa scelta nega di fatto all’insegnamento scientifico la possibilità di svolgere un compito significativo nella formazione culturale degli studenti e impedisce alla scuola di dare ai cittadini gli strumenti idonei per assumere decisioni consapevoli in una società fortemente tecnologica quale la nostra. Da qui deriva la richiesta che nei nuovi quadri orario di Licei ed Istituti Tecnici e Professionali le diverse discipline scientifiche Fisica, Chimica, Scienze della Terra siano presenti come discipline a sé stanti e siano affidate a docenti specificamente preparati sul piano disciplinare (oltre che didattico/pedagogico) per il loro insegnamento; che esse siano inserite nel curricolo tenendo conto delle propedeuticità e attribuendo ad ogni materia un congruo numero di ore settimanali, anche in laboratorio – non facendone oggetto di taglio, ma di incremento e senza limitare lo studio di questo settore del sapere al solo biennio iniziale.

 

Ed è proprio quest’ultima riflessione che merita di essere strettamente legata ad un'ipotesi di terza via, mai mettendo in discussione – anzi ribadendola – la disponibilità a collaborare, anche nell’ambito degli esistenti protocolli d’intesa con il MIUR, per la stesura di proposte mirate e articolate, rivolte a caratterizzare l’insegnamento scientifico nella scuola come contributo significativo alla cultura dei cittadini.

 
 

lunedì 5 gennaio 2009

 

 

Il 2008 si è chiuso per la scuola con un atto del Governo molto importante e molto atteso: il nuovo Regolamento dell’Istruzione Tecnica, approvato il 18 dicembre dal Consiglio dei Ministri.

Importante perché ad essere interessati sono ben 1800 istituti, distribuiti sul territorio nazionale, e 873.522 studenti che rappresentano una cospicua fetta, il 34 %, degli iscritti alla secondaria superiore.

Atteso perché da tempo le principali parti interessate, Scuola e Impresa, invocavano un rilancio dell’Istruzione Tecnica, rilancio che oggi si impone con una certa urgenza anche per sostenere la ripresa economica del Paese, ma che necessariamente deve passare attraverso un cambiamento, regolamentato a livello istituzionale.

L’Istruzione Tecnica – come in più occasioni hanno affermato i vertici di Confindustria – è stata una risorsa fondamentale dagli anni della ricostruzione in poi e può anzi deve essere anche oggi il valore aggiunto per superare la congiuntura sfavorevole e contribuire allo sviluppo economico del paese. Le imprese hanno oggi bisogno di tecnici diplomati per poter incrementare la produzione e renderla più competitiva ed idonea a sostenere e contrastare la concorrenza internazionale. Ma i dati attuali rilevano un gap di 180.000 diplomati tecnici tra la domanda delle imprese e l’offerta delle scuole.

Sono gli effetti di una miope politica scolastica che in questi ultimi decenni ha progressivamente licealizzato l’istruzione secondaria superiore, cancellando la specificità degli istituti tecnici, con il risultato di un calo continuo di iscrizioni a questa tipologia di scuola.

Le risposte che il nuovo Regolamento offre alle principali istanze emerse negli ultimi anni vanno dalla conferma dell’identità degli istituti tecnici all’interno del secondo ciclo del sistema nazionale di istruzione e formazione, alla necessità di proporre ai giovani e alle famiglie un’offerta formativa fondata su percorsi chiari, distinguibili sia dai Licei sia dai Professionali, e su competenze spendibili tanto per l’inserimento nel mondo del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione. Tutto all’insegna di una maggiore semplificazione degli indirizzi di settore che passano dagli attuali 39 a 11, due per il settore Economico e nove per il settore Tecnologico e di una maggiore efficienza nella distribuzione dei servizi ed efficacia nell’utilizzo delle risorse.

Il provvedimento è destinato ad incidere profondamente nella struttura organizzativa, e non solo, degli Istituti tecnici in quanto interviene:

- ad adeguare il carico orario annuale dalle attuali 1188 ore a 1056 ore, che si traduce nel passaggio da 36 a 32 ore settimanali;

- a rafforzare l’autonomia con l’aumento delle quote di flessibilità fino al 30 % riservate alle singole scuole;

- a favorire il raccordo sinergico tra scuola, territorio e mondo produttivo con la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico composto dal Dirigente Scolastico e, in modo paritetico, da docenti ed esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica.

Non solo dunque nuovi modelli organizzativi e di gestione: il riordino degli Istituti tecnici passa anche attraverso una rivisitazione dei percorsi, definiti in termini di competenze, abilità e conoscenze in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo, e che devono agganciarsi strettamente al quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF).

Sul piano metodologico-didattico gli aspetti più innovativi riguardano:

- l’incremento dello studio dell’inglese, con la possibilità di insegnamento in inglese di almeno una disciplina di indirizzo;

- la valorizzazione delle discipline scientifiche attraverso la didattica delle scienze integrate;

- lo sviluppo di metodologie innovative basate sull’utilizzo dei laboratori in tutti gli ambiti disciplinari;

- la diffusione più ampia di stage, alternanza scuola-lavoro e tirocini.

Il nuovo Regolamento, risultato e sintesi del lavoro di diverse commissioni di studio istituite dai governi in questi anni, e a cui ha dato il proprio contributo il nucleo Education di Confindustria, non nasce come scatola vuota, ma accoglie quanto delle migliori esperienze è stato prodotto e realizzato da alcune scuole, nell’ambito della sperimentazione dell’Autonomia e risponde alla necessità di collegare l’Offerta formativa più strettamente al territorio, alle imprese e all’Istruzione Tecnica Superiore al fine di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario.

L’applicazione del provvedimento è stata rimandata al 2010, per favorire la discussione nelle scuole e una corretta informazione alle famiglie, ma in alcune realtà regionali, come il Veneto, dove già da tempo Scuola Regione e Impresa stanno lavorando al cambiamento dell’istruzione tecnica, tutto è pronto per partire dal 2009 con una ventina di istituti, che hanno dato l’adesione, con un anticipo della riforma.

È un cambiamento che si impone, è richiesto dai tempi, dalle parti interessate, dalla difficile situazione economica che il paese deve affrontare e dall’aggressiva competitività delle nuove potenze economiche. La sfida va raccolta e fatta passare al più presto attraverso la trasformazione dell’Istruzione Tecnica, asse portante per la costruzione di competenze e professionalità necessarie alla struttura produttiva del paese.

Altri rinvii non sono più accettabili.

 

Laura Scalabrini sugli OGM

Articolo inserito nel blog si può rispondere direttamente

Il 1° Gennaio 2009 entrerà in vigore il nuovo regolamento CEE che consente la”contaminazione accidentale”da ogm di tutti i cibi, compresi quelli biologici che fino ad oggi avevano tolleranza zero.
Il nuovo regolamento consente una contaminazione dell0 09% (9 g a Kg ) su tutti i prodotti biologici comparandoli quindi a quelli convenzionali già senza obbligo etichetta.
Una sorta di cavallo di Troia che serve moltissimo alle multinazionali per raggirare le leggi comunitarie che sanciscono, in materia, il principio di precauzione.
Infatti, aprire alla contaminazione accidentale (sic!) di ogm vuol dire accettare la scomparsa di tutte le forme di agricoltura biologica e permettere che i nostri coltivi e di conseguenza tutti i nostri raccolti vengano contaminati dal polline brevettato.
Le coltivazioni transgeniche nel nostro paese sono state vietate dalla Corte Costituzionale proprio per evitare la contaminazione delle coltivazioni biologiche.
Il Parlamento Europeo non può raggirare le normative dei paesi membri, presentando un Regolamento che annulla l’efficacia delle loro normative interne anche perché vige in ogni stato dell’UE il diritto alla propria sovranità.
Inoltre, dal punto di vista giuridico, i regolamenti sono misure che, nella gerarchia delle fonti normative , non possono travalicare le leggi ma essere di aiuto per una loro migliore applicazione.
Visto che nella normativa europea vige “il principio di precauzione” ci chiediamo dove questo principio vada a finire se si accetta la contaminazione accidentale dei prodotti biologici e dove finisca il rispetto della libertà costituzionale dei consumatori costretti ad acquistare prodotti la cui contaminazione è prevista da un regolamento europeo.
L’Italia è il primo paese in Europa per superficie di coltivazione biologica pari a 1.150.253 ettari circa l’8% di tutta la superficie agricola nazionale ed impegna 50.276 operatori.
La Coldiretti, secondo una recente indagine ha verificato che, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento CEE, il 60% dei consumatori di biologico abbandonerebbe l’acquisto con grave danno non tanto dell’economia, (oltre un miliardo di euro) quanto della salute dei consumatori e dei diritti costituzionalmente garantiti.
Dott. Laura Scalabrini

24 11 2008

 

Il Calendario dell'associazione

Agli inizi di dicembre sarà presentato il Calendario 2009 dell'associazione ANCEA: "Il Calendario delle Molecole e della Vita". Il calendario vuole evidenziare che tutto ciò che ci circonda è leggibile mediante lo strumento della chimica ed interpretabile con le leggi della chimica. il calendario parte da gennaio con l'esperimento di Miller che dimostrò come da piccole molecole inorganiche presenti nell'atmosfera primordiale nacquero le molecole organiche che prima si unirono, si riprodussero (DNA) e poi formarono cellule ed organismi (primavera). Poi in estate vengono mostrate le star fra le molecole come la clorofilla, i flavanoidi per poi passare alle molecole riprodotte dall'uomo a fini sanitari come l'insulina, alle molecole di sintesi come quelle delle plastica ed agli OGM. A dicembre si parlerà di evoluzione con l'aiuto di un amico (Brandy) a quattro zampe a cui abbiamo conferito la laurea "Honoris Causa" di Chimica per la capacità sintetica di rappresentare l'evoluzione.

Lungi dall'avere una pretesa scientifica, il calendario si presta con la sua esposizione presso laboratori, industrie, associazioni e scuole, a rappresentare un simbolo di appartenenza degli uomini di scienza. Il calendario può essere un magnifico dono per i propri clienti ed amici a ricordare loro la nostra presenza e la nostra essenza.

Il calendario sarà venduto ( 5 euro con spedizione, 3 euro brevi manu) in ogni sede ANCEA ed anche presso gli Ordini, centri di ricerca, associazioni ecc. che, mostrando simpatia verso i volontari della scienza dell'ANCEA, lo vorranno fare. Per eventuali ordinazioni ed invii cumulativi , contattare questo indirizzo via mail o il 3355344827 

Casella di testo: Associazione Nazionale Chimici ed Ecologisti per l’Ambiente
 

 

 

18 10 2008

ROMA: Case Rosse  e BASF

La notizia: una fabbrica (dove lavorano catalizzatori da smaltire e dai cui cancelli escono prodotti preziosi, ma dai cui camini escono veleni) viene costruita decenni addietro in un territorio che ha un ampia zona di rispetto. Successivamente l’abusivismo edilizio successivamente sanato e soprattutto un edilizia concessa da un amministrazione verde rossa hanno ridotto la zona di rispetto da 500 a 68 metri. Risultato: le indagini epidemiologiche sugli abitanti della zona inducono a pensare un forte e pericoloso inquinamento ambientale. Di chi la colpa? Chi ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso? Che fare ora? Tre domande che ci pone RAI uno alle 7,45 di sabato 18 ottobre 2008. Anche ANCEA è interessata a contribuire alla soluzione del problema.

CDR

 

14 10 2008

 

LE BORSE RISALGONO,

l’atmosfera riscende

 

Ebbene si... il governo globale funziona! Almeno in campo economico.

Insomma i Governi ricchi quando hanno paura che salti il mondo, quel mondo creato da loro, drogato dai loro enti truffaldini (le banche), riescono, con una piccola serie di riunioni, a risolvere la crisi.

 

Il governo Berlusconi si è mosso bene, bisogna dargliene atto, è stato sempre alla ribalta. E’ stato sempre nell’occhio del gruppo di decisione.

L’opposizione non è riuscita, come nel case di Alitalia, a ritagliarsi un ruolo. Al “VENGO ANCH’IO” di Veltroni gli è stato ribadito: “NO TU NO!” “ CHE TE NE VAI A SPASSO IN PIAZZA CON QUEL GIUSTIZIALISTA di DI PIETRO”. Povero Veltroni, bisogna capirlo, ha provato a fare la più grande rivoluzione degli ultimi 60 anni in Italia: “ L’OPPOSIZIONE INTELLIGENTE”.

Ha perso le elezioni, è stato tradito da Di Pietro che, assenti le sinistre in parlamento, si è subito impossessato dei loro slogan per  spiazzarlo come unico oppositore istituzionale. Veltroni si è trovato contro : 1)di Pietro, 2) gli oppositori interni del PD, 3) i belanti dell’UDC ( ma quelli non contano un …..), 4) le sinistre scioccate che stanno tentando di riemergere dall’apnea di potere degli ultimi sei mesi.

...Insomma se non  lo aiuta Berlusconi, a Veltroni chi lo aiuta!!!?

D’altra parte se il Cavaliere non aiuta Veltroni, fa crescere Di Pietro, gli oppositori interni del PD, le sinistre radicali, i belanti dell’UDC. E fa crepare Veltroni!

Chi glielo fa fare ad avere un OPPOSIZIONE STUPIDA piuttosto che una OPPOSIZIONE INTELLIGENTE . Inoltre , siccome gli italiani vorrebbero sposarsi con la seconda, ma preferiscono la prima. Se rimetteranno in campo l'OPPOSIZIONE INTELLIGENTE potrebbe rivincere le prossime elezioni!!?.

Siccome il cavaliere non è stupido darà una mano a Veltroni.

 

Ma a noi ecologisti che ci frega se hanno salvato le borse, la LORO economia ed hanno condannato la NOSTRA atmosfera a seguitare a sorbirsi gli effetti deleteri del petrolio. Se andavamo in recessione forse non si sarebbe più sprecata tanta benzina ed energia per fare tante cavolate inutili.

ZERO BRANCO  

 

12 10 2008

Azioni governative a confronto

Due differenti “azioni tampone”.

Tamponare il buco delle banche – Tamponare il Buco nell’atmosfera.

Due “effetti tampone” diversi

 

Tutti i potenti del mondo si accingono a difendere i propri soldi ed i soldi di tutti gli abitanti con una azione globale coordinata da coloro che hanno prodotto la falla che ha messo a repentaglio il portafoglio globale. Oggi non sappiamo come andrà a finire, ma già da domani potremo sapere se la manovra avrà avuto i suoi effetti.

Ebbene, c’è un'altra falla aperta da anni che sta nuocendo e nuocerà all’umanità in maniera ben più pericolosa di questa. E’ la falla nell’atmosfera prodotta dai gas serra. Anche questa falla sarebbe potuta essere tamponata con una azione globale. Ma qui l’azione iniziata tanti anni fa non ha prodotto nessun risultato. Non è stata immediata come quest'ultima azione globale in campo economico , non è stata seguita da tutti i governi degli stati più ricchi del mondo come quella attualmente messa in campo del governo americano a difesa delle sue banche ree, semplicemente, di aver fatto un azione simile alla stampa di “moneta falsa”.

Un nostro iscritto ha detto: “oh! Ma questi se non ci guadagnano un cavolo non la fanno! E perché dovrebbero fare un azione a favore dell’atmosfera che sconvolgerebbe l’economie del mondo?”

Insomma Rio, Kioto, ecc sono solo teatrini con cui vengono presi in giro i cittadini del mondo.

 

10 10 2008

Il parere sulla riforma della scuola della vicepresidente dell'ANCEA Laura Scalabrini

 

 Riforma della scuola : il governo non ha educazione civica

 

Quando un governo si appresta ad attuare una riforma di così grande rilevanza per il paese, come la Riforma del sistema scolastico, ci si aspetta che abbia la coscienza civica di rispettare l’iter delle norme vigenti.

La smania smodata di fare le cose solo con la propria maggioranza non è elemento sufficiente per garantire una buona legge di riforma.

E’ dunque necessario ricordare al Capo dello Stato a cui spetta l’ultimo atto per porre in essere questo  decreto, che i  suoi presupposti sono l’estrema urgenza e necessità cosa che non si ravvisa per la riforma del  sistema scolastico nazionale.

Bisogna inoltre ricordare che il Parlamento è formato da persone che non rappresentano il popolo ma i segretari di partito che li hanno messi in  lista e che per tali motivi devono, ai segretari,  riconoscenza e quindi ubbidienza.

Vale a dire tutto il contrario di una democrazia rappresentativa.

Considerato poi che la certezza di questa ubbidienza si appalesa anche nel voto in Parlamento, non si capiscono i motivi per i quali il Presidente del Consiglio abbia un così folle timore a discutere di questa Riforma con i nominati dell’opposizione.

Intanto la “Ministra” rassicura gli insegnanti che non vi saranno 87 mila licenziamenti, ma non spiega neppure i motivi per i quali nel mondo scolastico continuino ad imperversare insegnanti che fanno il doppio lavoro, che usano la scuola  come strumento per pagare i contributi di legge e,  presi come sono dalla libera professione, non abbiano tempo da dedicare seriamente all’educazione e alla preparazione dei ragazzi.

Non ci si venga a dire che chi fa la libera professione  conosce meglio la materia e quindi aggiunge valore al suo insegnamento, perché se così fosse, vista la presenza nella scuola di questi professionisti a doppio o triplo impiego, i nostri giovani dovrebbero stare in testa alla classifica dei “meglio preparati” in Europa  e non in coda come invece avviene.

Forse  il fatto che gli avvocati del Presidente del Consiglio siano stati premiati  nominandoli deputati e senatori  e possano contemporaneamente svolgere la loro professione è il motivo per cui anche nella scuola si deve mantenere lo stesso andazzo di sempre.

Un tempo un certo Bertuzzi di Brugherio Milanese si divertiva a fare l’esame ai parlamentari eletti chiedendo loro se conoscevano le fondamentali regole della democrazia: ora la Ministra s’è resa conto che i cittadini non le conoscono e la aggiunge tra le materie fondamentali.

Buon per Lei perché se le conoscessero davvero e avessero ancora un po’ di dignità   farebbero la rivoluzione.

Si sa che l’ignavia è la morte della democrazia ed è sull’ignavia che conta il Cavaliere e il suo Governo.

Laura Scalabrini

  

04 10 2008

Il Presidente dell'ANCEA ha inviato alla autorità della regione veneto la seguente richiesta:

Da domenica 5 ottobre in Veneto si caccia un uccellino insettivoro protetto da 26 anni da un Decreto del 1982 di Giovanni Spadolini, la Pispola, resa cacciabile dalla legge 13/2008. Già dal 21 settembre si cacciano Fringuelli e Peppole uccellini canori protetti in tutta Europa. Si tratta di specie protette dalla legge statale 157/92, che punisce penalmente chi abbatte questi uccellini e dalla Direttiva Comunitaria 409/79/CEE.
Chiediamo che la caccia a questi uccellini venga subito sospesa.

La sospensione della caccia di questi uccellini ci farebbe sentire, oltre che più europei, allineando la nostra legislazione a quella degli altri paesi europei, anche più razionali nella politica per l'utilizzo del nostro ambiente. L'opera insostituibile compiuta da questi uccelli non deve essere surrogata da prodotti chimici che è bene che vengano usati il meno possibile e solo quando non ci sono altri rimedi.
Giancarlo Capobianco

Presidente Associazione Nazionale Chimici ed Ecologisti per l'Ambiente

20 09 2008

Bloccato l'esperimento del CERN

L'esperimento del CERN è stato bloccato! per una fuga di elio (pare)!

17 09 2008

l'arroganza degli scienziati del CERN

 

Lo scopo ultimo dell'umanità dovrebbe essere quello di sopravvivere a se stessa. Da questo punto di vista l'associazione, pur nel rispetto di tutte le scelte poltiche , concorda con la volontà di tutti : la sopravvivenza di tutta la natura e dell'umanità pur nella sua evoluzione.

Molte scoperte scientifiche hanno rischiato di travolgere la vita, ma grazie a Dio, finora, non l'hanno fatto. Pensiamo al rischio delle guerre nucleari, chimiche, biologiche, genetiche, al rischio degli incidenti per carenze di controllo di tutti gli apparati civili e militari frutto di quelle scoperte.

Ogni scoperta ha comunque il suo lato buono e l'uomo ha principalmente saputo utilizzare quel lato, almeno in tempo di pace.E noi siamo fra quelli che non solo apprezzano le scoperte, ma promuvono la conoscenza scientifica.

Ma chi controlla l'operato degli scienziati di punta?

Quando un cittadino apre un Bar arrivano controlli sull'igiene, sulla cubatura. Durante l'esercizio c'è controllo o almeno ci dovrebbe essere.Ma un bar fuori controllo che danni può arrecare? Al massimo qualche episodio di salmonellosi, di colera.... ma oltre ciò?

Ma agli scienziati chi li controlla?

Giorni fa al CERN di Ginevra hanno intrapreso un esperimento scientifico di ricerca pura di fisica per investigare come era nato il mondo ed alla ricerca del fantomatico bosone di Higgs. Al corrente del futuro evento, avremo potuto scrivere questa lettera prima, ma non l'abbiamo deliberatamente fatto. Abbiamo aspettato che l'esperimento fosse iniziato (anche se non finito) con successo. Questo perchè abbiamo ritenuto che un eventuale appello alla sospensione della nostra associazione non avrebbe avuto nessun peso.

Noi non vogliamo entrare nel merito della contesa, non ne abbiamo le capacità in questo campo, ma ci domandiamo: chi controlla quegli scienziati del CERN? Forse si controllano fra di loro?

Ma se arriva una serie di altri scienziati che dicono che quello esperimento comporta un certo rischio e che rischio! : LA FINE DEL MONDO! Ci domandiamo ma se c'è una probabilità solo di uno su un milione che questi ultimi abbiano ragione, non sarebbe il caso di sospendere l'esperimento fintanto che c'è chiarezza e confronto fra gli scienziati? Se l'esperimento la fanno fra un anno, dopo essersi parlati e dopo che al confronto hanno partecipato anche altri scienziati e studenti che magari ci capiscono un pò di meno dei leder, ma che comunque possono effettuare una specie di controllo sulle loro iniziative scientifiche, non è meglio?

Alcuni altri scienziati fra cui un chimico Otto Rossler (per i fautori dell'esperimento: un incompetente) hanno richiesto un confronto e sono arrivati a chiedere a qualche corte di giustizia l'inibizione dell'esperiemento

Isomma non vogliamo e non siamo per niente oscurantisti, ma ci piacerebbe che i fisci del CERN non siano ARROGANTI NEI CONFRONTI DI TUTTA L'UMANITA' e facciano in qualche maniera prendere le distanze dalla scienza  e dagli scienziati che comunque, riteniamo, debbano essere al servizio dell'umanità e della natura.