Filosofia dell'Associazione

 

  

 

Filosofia dell'Associazione

Dal momento che i temi toccati dall'associazione a volte sono scottanti e investono argomenti riguardanti tutti gli aspetti della vita ed anche oltre, abbiamo inserito una pagina per discutere degli argomenti che i soci e simpatizzanti ritengono opportuni. Naturalmente nessuno di noi ha la verità in tasca, anche perché se così fosse, faremo un altro mestiere. Quindi su questa pagina saranno accolte le opinioni dei soci amici e simpatizzanti e raccolte le discussioni che riguardano gli stessi argomenti. Probabilmente ci saranno delle opinioni diverse ed opposte e vanno prese per cosi come vengono espresse. Nelle vostre gradite risposte potete far riferimento ad uno o più articoli scritti qui sopra.

 

          

Presentazione

          

Le frasi

               

I limiti dello sviluppo da Malthus ai giorni nostri

              

Il rapporto fra la teoria creazionista ed evoluzionista secondo alcuni di noi

 

I punti fermi di un ragionamento sull'energia

       

            

Presentazione

ANCEA (Associazione Nazionale Chimici ed Ecologisti per l’Ambiente)

    

L’Associazione Nazionale Chimici ed Ecologisti per l’Ambiente (ANCEA) è un’Associazione senza scopo di lucro fra persone che promuovono l’idea che la Scienza Chimica è un modo per leggere la natura fin nei suoi più reconditi aspetti.

Naturalmente a questa Associazione appartengono i Chimici che hanno fatto dello studio della chimica e dell’uso della chimica a fini di indagine una professione.

Oltre ai chimici possono appartenere all’ANCEA anche tutti coloro che condividono l’idea della chimica come linguaggio benemerito per l’approccio all’ambiente.

Naturalisti, Biologi, Farmacisti, Medici, Veterinari, Fisici, Geologi, Agronomi, Ingegneri, Insegnanti,Tecnici, Periti, Erboristi, Studenti ecc. che quotidianamente la utilizzano nella loro professione e per risolvere i propri problemi, ma anche altre persone che si interessano di tutte le modifiche e le implicazioni ambientali sociali, economiche e politiche dovute all’uso ed all’abuso della chimica nel mondo.

Insomma ANCEA è aperta al contributo di molte categorie di persone.

Questo anche per contrastare il fatto che spesso il termine chimico e chimica viene confuso con l’azione negativa che alcuni uomini, allo scopo di arricchire il proprio potere, senza considerarne le conseguenze, svolgono sull’ambiente e sugli organismi viventi che lo popolano.

Naturalmente, una volta acquisita la capacità di leggere la natura, “l’uomo di scienza” può utilizzare la sua capacità a favore e contro l’ambiente, a favore e contro gli organismi viventi.

A volte invece succede che, pur ritenendo di fare opera positiva, a lungo andare, l’azione di modifica si dimostra negativa o devastante.(es. Amianto, Pesticidi, ecc)

Di tutto ciò, cioè del bene e del male dell’utilizzo del linguaggio chimico, ma soprattutto delle conseguenti immissioni di molecole, processi, modifiche, è bene

che se ne occupino, oltre che tutti i cittadini del mondo, anche tutti gli uomini di scienza: chimici e non chimici citati prima.

È paradossale che invece in Italia, ma spesso anche nel mondo, l’uomo di scienza venga considerato singolarmente, ma mai come esponente di un gruppo capace di prendere una posizione su un argomento specifico. Viene esaltato lo scienziato che scopre questo o quel fenomeno, ma difficilmente viene presa in considerazione e attuata l’idea di tutta una comunità scientifica. Un evidenza di ciò è, ad esempio, l’incapacità di risposta nelle decisioni politiche all’effetto serra provocato dalla combustione negli ultimi 150 anni dei combustibili fossili per la produzione di energia. Del parere di tutta la comunità scientifica mondiale espresso ormai da più di trenta anni, non si tiene conto e si va avanti come se l’infausto destino del pianeta non fosse già stato indicato. Appare evidente da ciò che il peso degli uomini di scienza come gruppo non vale nulla. Al massimo qualcuno di questi andrà a fare l’esperto di questo o quel potente che magari trae il suo potere dalle frasi o dai versetti di qualche testo sacro che parla dell’aldilà dove nessuna equazione è utilizzabile per interpretarne l’esistenza e la veridicità.

Inoltre gli scienziati tendono a dividersi e non ad unirsi, gli ordinamenti degli studi delle istituzioni fanno la stessa cosa col risultato sempre più deprimente della dispersione della forza complessiva del “pensiero scientifico”.

Certo, i problemi sollevati dalla scienza in generale e dalla scienza chimica in particolare, coinvolgono molte altre discipline (economia, finanza, agricoltura,

ambiente ecc) e coinvolgono tutte le interrelazioni fra i popoli e quindi le politiche degli stati. Naturalmente L’ANCEA non vuole, ne può risolvere tutti i problemi del mondo, ma vorrebbe creare una coscienza comune fra coloro che sono più addentro alla disciplina stessa ed alla scienza in generale.

La scienza non può essere considerata solo come una cosa al servizio del potere e dei potenti, ma deve essere considerata come lo strumento che ha fatto evolvere l’uomo e che, forse, lo potrà salvare dalle catastrofi che le sue scoperte mal utilizzate da tecnocrati e politici privi di scrupolo hanno prodotto e produrranno.

L’ANCEA si può considerare un’Associazione di volontari: “Volontari scientifici” cioè di coloro che conoscendo qualcosa di più di altri nei settori dell’ambiente cercano di fare “l’ambasciatore di scienza” mostrando alle persone i pericoli di questo o quell’utilizzo di un procedimento chimico oppure lo scarso rischio di quell’altro processo che viene additato dai più, spesso per motivi anche qui politici, come dannoso o devastante.

Le sedi dell’ANCEA sono tutte quelle che i soci mettono a disposizione per riunioni, convegni, esperimenti. Quindi sale, laboratori, residenze.

L’ANCEA si divide in Sezioni locali. Per fare una sezione locale si fa un circolo in cui non è necessario che siano presenti esclusivamente chimici, si chiede lo statuto e si fonda una sezione di comune, di circoscrizione, di provincia, di regione. L’attività della sezione è principalmente rivolta a questioni di carattere locale, ma ciò non toglie che, laddove ci siano problemi che riguardano problemi più generali, possano essere tranquillamente discussi.

I soci dell’ANCEA possono riunirsi anche per tema su settori di competenza. Esiste poi un comitato scientifico che discute dei problemi che emergono sia in sede

nazionale che locale.

I Soci sono fondatori, ordinari, sostenitori e simpatizzanti Tutti i soci fanno parte con i rispettivi diritti - doveri dell’assemblea nazionale e delle assemblee delle sezioni locali.

Esiste poi un comitato scientifico nazionale e locale che si occupa delle rispettive competenze.

La sede nazionale sta in un agriturismo al confine settentrionale del Lazio fra Lazio ed UMBRIA . La città più vicina è Calvi dell’UMBRIA.

La sede Nazionale ha come indirizzo info@anceachimici.it

Il lavoro che si svolge è in parte didattico laddove ce ne sono le opportunità.

C’è poi un lavoro di reperimento di informazioni fatto da tutti i soci e da tutte le parti del mondo. Questo viene riportato al CDR e le informazioni vengono assemblate in una new letter che viene inviata ai soci con i riferimenti interni ed esterni al sito.

Il lavoro si svolge prevalentemente via internet e questo permette di minimizzare i costi.

C’è inoltre un lavoro di produzione di filmati, di animazioni, di interviste che viene immesso sul sito.

C’è la possibilità di vedersi in videoconferenza mediante vari sistemi, ad esempio, gratuitamente mediante Skype.

Anche mediante questo mezzo vengono fatte riunioni serali a più persone (queste solo in audio).

Come ambasciatori di scienza rispondiamo, quando siamo in grado di rispondere, alle domande del pubblico.

É importante che chi si iscrive all’ANCEA, come in ogni Associazione di volontariato, abbia ben chiaro che la cosa più importante è DARE. Solo così potrà RICEVERE molto.

 

 

Le frasi

 

 Il tempo. E' Il tempo la risorsa distribuita più equamente. Ogni uomo quando nasce ha un'aspettativa di vita di qualche decennio. Sono l'ambiente e la fortuna che determineranno la esatta lunghezza della vita. ma il tempo non è una risorsa che si può cumulare come il denaro, l'energia, il potere ed ogni altra sostanza. Non c'è nessuno che ha vissuto 10000 anni, mentre c'è sicuramente qualcuno che ha 10000 volte il tuo patrimonio. Utilizza bene il tuo tempo. Ogni momento che passa, non è più recuperabile!

E' l'errore, con la mutazione, che produce la nuova specie e genera evoluzione.  Sarà l'ordine del momento a determinarne il successo vitale. In onore del vituperato errore, in una sorta di gioco, nelle comunicazioni dell'ANCEA  saranno, a volte, inseriti degli errori di grammatica sintassi e punteggiatura non sempre facili da scoprire (anche in questa frase!). Vogliamo così riequilibrare la considerazione fra ordine e disordine troppo sbilanciata a favore del primo.

Gli scienziati ed il potere. Finora gli uomini di scienza hanno agito da individui isolati DIVISI dagli stessi organismi che erano stati istituiti per raggrupparli. Ci siamo ritrovati da SOLI nei nostri laboratori, sulle nostre cattedre senza nessun potere di relazione con i nostri concittadini, siamo stati accusati di essere gli inquinatori, gli untori dell'atmosfera, delle acque, degli alimenti. Non è vero. Noi abbiamo solo capito "i perché", li abbiamo spiegati ed altri hanno agito per inquinare, uccidere, avere potere. Non abbiamo potuto nulla contro il nostro narcisismo ed il loro potere. Mai più divisi dal potere altrui!

Cosa rappresenta l'ANCEA

L'ANCEA non rappresenta quelli che sono gli attuali uomini di scienza, già ci sono per questo gli enti e gli organismi preposti.

Rappresenta ciò che costoro dovrebbero e forse vorrebbero essere, ma non sono. L'ANCEA rappresenta  il motivo per cui la maggior parte di noi ha scelto, in un momento storico della sua vita di dedicarsi ad uno studio che doveva essere una missione per capire e far capire  il proprio sogno. Purtroppo la realtà ha poi, con più o meno forza, rotto l'itinerario che ognuno si era riproposto e molti di noi si sono ritrovati a fare cose diverse da quelle preventivate. L'ANCEA vorrebbe rappresentare per questi il ritorno al sogno.

Con i pezzi dei sogni di tutti e con le migliorate capacità professionali di ognuno, stiamo, insieme,  con amore e senza disprezzo per chi non ce la fa (lo aspettiamo!), provando a ricostruire il sogno di tutti: un ambiente naturale e sociale migliore.            

       

I limiti dello sviluppo      

Di G. Capobianco

 

 La filosofia di alcuni membri dell’associazione si riallaccia ad una corrente di pensiero preesistente: “il malthusianesimo”.

“In effetti noi siamo un po’ più fortunati di Thomas Malthus (1766 1834) e dei soci del club di Roma, infatti ora possiamo analizzare se il metodo di studio che nasce dai pensieri dei nostri predecessori ha avuto successo.

T.Malthus è stato uno dei pochi filosofi che ha applicato alla filosofia il rigore della scienza e quindi, per noi, fu uno dei primi ad utilizzare il “pensiero scientifico”. Sarebbe opportuno utilizzare il “pensiero scientifico” anche nelle scelte politiche di una nazione ed, in tema di globalizzazione, sarebbe opportuno analizzare con questo metodo l’andamento della popolazione mondiale e le sue esigenze .

 T.Malthus notò che in un territorio libero la popolazione tendeva a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di terreni coltivabili e quindi di alimenti, che cresceva invece in progressione aritmetica. Questo fatto, a lungo andare, produceva necessariamente una crisi che si risolveva o con una regressione della popolazione per carestia o con la guerra (freni repressivi) oppure, se non si voleva arrivare alla crisi - consigliava lui - era meglio l’utilizzo di freni preventivi come il controllo della popolazione tramite il controllo delle nascite.

La teoria di Malthus sarà poi ripresa da altri economisti per teorizzare l’esaurimento del carbone prima, e del petrolio dopo. In effetti alla fine del 700 si pensava solo al fabbisogno alimentare, mentre dopo si è cominciato a pensare al fabbisogno energetico come fabbisogno primario. Per allontanare i limiti dello sviluppo, la reazione sociale automatica a questo fenomeno, a fine 700,  era quella di una tendenza ad utilizzare sempre di più terre incolte e di minor pregio, ma alla fine, anche spostando i limiti ancora di un pò, si preconizzava l’arrivo alla crisi.

La reazione sociale automatica, diremo noi, ora nel momento che l’energia comincia a scarseggiare, è la tendenza ad utilizzare le fonti alternative che sono fonti a minor potere energetico ( rapporto fra energia e spazio utilizzato) del carbone e del petrolio. Quindi come nel 700 anche ora cerchiamo dei sostituti alle risorse primarie, da questo punto di vista la teoria è salva, va solo applicata alla luce del punto di vista più moderno. 

 Le critiche alla teoria furono fatte da diversi filosofi come R.W. Emerson  che osservò che il malthusianesimo non considerava la capacità inventiva e tecnologica dell’essere umano. In effetti anche secondo noi il malthusianesimo, così come esposto da T.M., può essere criticato, ma non da questo punto di vista. Infatti, seppur dobbiamo prendere in considerazione l’evoluzione tecnologica che è esplosa (questa si) in progressione geometrica dopo Malthus ed ha apportato molti supporti alle produzioni di cibo ed energia, dobbiamo considerare che questa ha spostato solo di poco i limiti dello sviluppo. Semmai, la critica alla teoria può essere questa: la tecnologia e la tecnologia chimico fisico biologica ed ingegneristica in particolare non viene usata nel mondo per spostare i limiti dello sviluppo a tutti, ma solo alle popolazioni che le posseggono. Inoltre la tecnologia medica non sposta i limiti dello sviluppo al popolo che la applica, ma fa solo invecchiare maggiormente gli individui che la usano e quindi invecchia il popolo che la usa e, se lo invecchia, non lo rinnova e quindi lo rende poco prolifico. (vedi le tendenze demografiche delle popolazioni occidentali ad alto sviluppo delle tecnologie mediche rispetto alle demografie delle popolazioni orientali o povere).

Ma la ristrutturazione teorica alla teoria di T.Malthus per noi è un'altra.

L’approccio primario va bene, ma Malthus in effetti ha applicato all’uomo lo stesso approccio che un etologo può applicare ad una popolazione di galline o di conigli. Esaurito il cibo, la popolazione cresciuta a dismisura va in crisi. E’ un approccio da collettivisti. Ma chi l’ha detto che se il cibo scarseggia, tutti debbono stringere la cinghia e poi soccombere? Prima di soccombere, l’uomo inventa qualcosa (tecnologia) per produrre di più, poi quando anche questo non basta, nonostante le leggi morali che si da, lo ruba agli altri più deboli (colonialismo e neocolonialismo), quando anche questo non basta più, uccide gli altri (guerre di conquista, etniche ecc), se non ce la fa a vincere e sta per soccombere, emigra. E questo ora lo fa più facilmente di prima. Insomma i limiti alla fine si raggiungono sempre, ma prima li raggiungono i più deboli, solo dopo, i più forti.  Questo è quello che succede nei posti dove emergono le crisi previste da Malthus ( ad esempio in questo momento in molti paesi dell’Africa), dove viene verificata la teoria. Ma questo altro non è che l’evoluzionismo. Si, il malthusianesimo scivola nell’evoluzionismo puro. Quindi il freno repressivo di Malthus ( la guerra) ritorna. Non è un caso che C. Darwin fu molto influenzato dalla teoria maltusiana.

Insomma l’unica correzione alla teoria è questa: la tecnologia non serve per spostare i limiti dello sviluppo per l’umanità, ma per acquisire maggior potere per competere (prima) e combattere (dopo) con gli altri per non soccombere.

Gli OGM, ad esempio, vengono prodotti dalle multinazionali non per spostare i limiti dello sviluppo e dare da mangiare a popolazione sempre più affamate, ma solo per arricchirsi e diventare più competitivi”.

Insomma la tecnologia come arma. Come hanno sempre sostenuto i soci che condividono questa teoria consapevoli che l’evoluzione è una legge dominante e primaria fra tutte le considerazioni che si possono fare.

            

               

Il Rapporto fra la teoria creazionista ed evoluzionista

La teoria creazionista e quella evoluzionista non sono confrontabili fra loro perché agiscono in due campi diversi. La prima spiega la creazione del mondo partendo da Dio, l’altra cerca di spiegare con la teoria evoluzionistica esclusivamente il percorso dopo il raffreddamento della crosta terrestre dalla nascita della vita  fino ai nostri giorni. Quindi oltre ad agire su due campi diversi uno trascendente e l’altro immanente, da un punto di vista del tempo (considerando il tempo come il parametro classico a cui siamo abituati a pensare) le due teorie considerano due tempi diversi.

L’evoluzionismo considera il periodo da 4.6 miliardi di anni fa fino ai nostri giorni. Il creazionismo parte da Dio e quindi è fuori dal tempo.

Il creazionista può sempre dire che è stato Dio a creare la vita ed a farla proseguire con il meccanismo della evoluzione. La potenza della teoria creazionista è tale che può sempre entrare nella teoria evoluzionista.

Quindi fermo restando che ognuno è libero di credere alla teoria creazionista, noi cerchiamo di capire i gradini della teoria evoluzionista che è l’unica alla portata di una spiegazione solamente razionale.

 

I punti fermi di un ragionamento sull'energia

 

Ecologia

1)     Più aumenta il numero degli uomini sulla terra più aumenta l’esigenza di energia

2)     Più aumenta il numero degli uomini sulla terra più aumenta l’inquinamento

3)     Uno sviluppo illimitato di una popolazione in un mondo limitato non è possibile sia qualitativamente che quantitativamente. Oggettivamente ci sono dei limiti allo sviluppo.

4)     Lo sviluppo di alcuni si basa sul rallentamento allo sviluppo di altri

 

Sociale, economia, politica

5)     Gli uomini, nel passato ed anche ora, si sono organizzati e si organizzano in stati, nazioni, partiti, movimenti, raggruppamenti, poli, organizzazioni varie, religioni, cosche, mafie, famiglie che solo a parole promuovono solidarietà, giustizia ed amicizia. In effetti si combattono fra di loro per l’egemonia ed il potere per fare in modo di sopravanzare gli altri raggruppamenti per avere per se maggior potere e per paura di subire dai più forti ciò che loro, per questi motivi,  fanno subire ai più deboli. Per questi motivi combattono fra di loro con vari tipi di guerra. Le guerre vanno dalle guerre economiche fatte con armi economiche ( danaro, banche ecc) a quelle più cruente fatte con le armi convenzionali ed NBC.

6)     L’esigenza di confort e la produzione di manufatti, spesso superflui, fanno consumare molta quantità di energia. Anche gli uomini dei popoli emergenti pretendono un maggior confort ed un maggior numero di manufatti. Quindi si consuma sempre di più.

7)     Il costo di questa energia deve quindi essere il più basso possibile per dare più facilmente confort e vendere i propri manufatti al meno possibile, pena l’uscita dal mercato ( e quindi la morte della propria attività produttiva e di conseguenza la perdita di potere e di posizione)

 

Economia, ecologia, chimica e fisica

 

8)     Quasi tutte le produzioni di energia sporcano l’ambiente. L’inquinamento può essere attuale (combustibili - gas serra incidente sull’atmosfera) e potenziale (nucleare da fissione -  scorie)

9)     Solo alcune forme di produzione sporcano di meno: eolico, solare, idroelettrico, nucleare da fusione

10) Dal punto di vista del costo, le produzioni di energia che sporcano di più (combustibile e nucleare), sono quelle che costano di meno (se non si considerano, però, i costi per ripulire l’ambiente dove i rifiuti vengono gettati). Il nucleare da fusione al momento non è attuabile. Il nucleare da fusione fredda (attuabile) è controverso. Secondo gli scriventi lo sviluppo di quest’ultimo sarebbe una delle migliori soluzioni al problema.(naturalmente crediamo che a Copenaghen non se ne parli !)

11) Ora dopo duecento anni di produzioni energia con i combustibili fossili, i nodi stanno per venire al pettine. Cioè dobbiamo pagare i debiti che i nostri nonni, dall’800 in poi, bruciando una enorme quantità di combustibili fossili, ci hanno lasciato. Dobbiamo ripulire l’atmosfera o almeno dobbiamo fare in modo che questa non si sporchi di più, pena: “un mondo diverso da quello precedente”. Il fattore che per primo ha risentito del dissennato consumo di combustibili fossili è il clima. Il fattore climatico rischia di mescolare e stravolgere le zone climatiche. Anche qui oltre a quelli che ci rimettono e cioè tutti coloro che sono nelle fasce temperate che si desertificheranno, può darsi che ci sia qualcuno che ci guadagna (si pensi ad esempio agli abitanti di una Siberia temperata). La modifica del fattore climatico comporta e comporterà anche stress climatici maggiori ed in maggior numero (Uragani, nevicate, siccità) in zone non abituate a tali condizioni.

12) Il motivo di tutto ciò è determinato dal fatto che l’anidride carbonica generata dalla combustione negli ultimi duecento anni, ma anche gli altri gas serra, assorbono l’infrarosso in misura maggiore dell’ultravioletto e visibile. Quindi i raggi del sole che entrano principalmente come ultravioletto, visibile ed infrarosso, poi, giunti sulla superficie terrestre vengono riflessi da questa, principalmente come infrarosso. Gli infrarossi in entrata ed in uscita, a differenza di prima, incontrano una maggior concentrazione di molecole di gas serra ( CO2 e CH4 ecc.), ed una maggiore  difficoltà ad uscire negli spazi siderali. Questa energia, trattenuta dall’atmosfera, ne aumenta la temperatura. Sulle cause dell’innalzamento della temperatura dell’atmosfera ci sono invero altre teorie, ma la maggioranza della comunità scientifica propende che l’aumento brusco (negli ultimi 100 anni) della temperatura sia dovuto proprio all’aumento della concentrazione dei gas serra. (d’altra parte erano 40 anni che la comunità scientifica ne parlava e ne preconizzava)  Quindi più energia in atmosfera, più stress climatici, più ghiacci che si sciolgono, più innalzamento del livello del mare.( città costiere condannate a morte).

13)   Non è facile diminuire l’anidride carbonica che già risiede nell’atmosfera. I meccanismi di abbattimento sono principalmente di natura chimico - fisica  (piogge) e fotochimica (fotosintesi clorofilliana). La prima porta giù l’anidride carbonica in grande quantità senza modificarla dal punto di vista chimico, la seconda intrappola il carbonio in molecole che fanno parte della biomassa ( quindi un abbattimento più stabile che aumenta la capacità del serbatoio di carbonio nel ciclo del carbonio). Quindi due i principali fenomeni di abbattimento, ma ambedue hanno il difetto di avvenire solo nelle vicinanze della superficie terrestre, rispettivamente 6-7000 metri e 50 metri. E le molecole lontane dalla superficie che stanno in alto e che comunque partecipano all’effetto serra sono difficili da abbattere.

 

Tentativi di soluzione

 

Se il meccanismo socio economico resta quello attuale, l’energia è un’arma con la quale si sale la hit parate delle nazioni. E’ difficile che del consumo di energia che è legato al PIL ne venga promosso l’abbattimento (chi è il politico che proporrebbe di diminuire lo sviluppo del proprio stato). Le nazioni che non ne hanno, hanno tentato di svilupparne tutte le forme possibili infischiandosene dell’ambiente. Vedi ad esempio la Francia che ne vende (la nucleare) a  molti. Non solo quindi è difficile moderarsi, ma appunto per questo, è difficile negarla da un punto di vista logico agli altri che tentano di salire la Hit parade.  Gli emergenti ( India e Cina) si domandano: ma perché ora che anche noi abbiamo imboccato la strada dello sviluppo dobbiamo essere repressi da coloro che ne hanno consumata tanta per arrivare a dove sono e seguitano a consumarne di più?

Per quanto riguarda poi il capitolo nucleare ci si domanda: come fanno gli USA con alle spalle le loro centrali nucleari a negarla ad esempio all’Iran?

La risposta circa il consumo di atmosfera e quindi solo all’aspetto combustione è questa: Si è vero il mondo sviluppato ne ha  consumata e quindi abusato per tanti anni quando non si sapeva, ma ora che si sa, tutti ne debbono consumare di meno !!

Se su questo punto ci fosse un accordo (ma non c’è), si dovrebbe gradualmente diminuire il consumo, ma il fatto che l’energia è di fatto un arma, presuppone accordi multilaterali in cui i firmatari si dovrebbero privare di energia a basso costo, Ma chi si fida? Ad esempio la Francia si dovrebbe privare del suo nucleare considerando che l’ambiente sottoposto a rischio dalle sue centrali non è solo il suo, ma è quello europeo e  quello mondiale, la Polonia dovrebbe privarsi del suo carbone, in cambio di che?

L’Iran dovrebbe non portare avanti il suo programma nucleare. Insomma la problematica è simile a quella dei trattati di non proliferazione o, in questo caso, di dismissione di centrali e/o di tecnologie. Ma chi comincia per primo?

Invero l’Italia tempo fa ha fatto, su una spinta popolare, la rinuncia unilaterale al nucleare, ma ora sembra pentirsi di ciò che ha fatto, per due motivi. La rinuncia la nucleare senza rinunciare al livello di consumo, ha portato sicuramente ad un aumento di inquinamento atmosferico dovuto alla combustione delle sue centrali. La rinuncia al nucleare ha favorito le nazioni concorrenti che producono gli stessi manufatti e lo stesso confort dell’Italia (vedi ad esempio la Francia) inoltre si è perduto un know how che potrebbe essere sempre utile. Anzi la soluzione adottata dalla Francia sembra essere addirittura più positiva per il malessere dell’atmosfera che è il pericolo più prossimo in termini temporali per il nostro ambiente.

 

Quindi non è stato tanto efficace stabilire con un referendum la cessazione di un tipo di produzione senza stabilire un tetto di energia da superare valido per tutte le nazioni. E’ chiaro che se non c’è un limite al tetto da superare, la maggior parte dell’energia prodotta avviene a spese di altre produzioni più inquinanti da combustione. Paradossalmente l’unica nazione che potrebbe facilmente adeguarsi ad un tetto di carbonio prodotto è proprio la Francia. Potrebbe facilmente, ad esempio, elettrificare i trasporti senza passare dalla fase di produzione di elettricità con il carbonio come sarebbe costretta l’Italia se volesse fare la stessa cosa

Quindi una soluzione per l’atmosfera potrebbe essere proprio quella nucleare, esattamente il contrario di quella che vogliono gli ambientalisti classici.

Quindi le soluzioni per l’atmosfera potrebbero essere: Stabilire un tetto di carbonio emesso per abitante. Certo i paesi sopra sviluppati che sono abituati a consumare moltissima energia per abitante dovrebbero risparmiare carbonio e per far questo possono utilizzare le produzioni che non lo producono che sono: Eolico, solare, nucleare e fra queste il nucleare è quella attualmente di gran lunga più efficace. Gli altri paesi in via di sviluppo che non consumano tanto (pro capite) potrebbero ancora per poco usare tecnologie carbonio inquinanti, poi, una volta sviluppati, dovrebbero adeguarsi al trend carbonio - carente.

 

Un indicazione precisa che dovrebbe uscire da Copenaghen dovrebbe essere una tassazione mondiale sul carbonio emesso che dovrebbe essere riscossa dalla banca mondiale o dall’ONU e con la quale si scoraggiano i consumi carbonivori e che finanzi le nazioni che facciano politiche di sviluppo sostenibile. Ad esempio una tassa del 5% su tutto il carbonio combusto permetterebbe lo sviluppo del fotovoltaico e dell’ eolico ed in misura minore del nucleare. ( minore perché anche se è vero che il nucleare riduce il problema dell’atmosfera, produce molti altri problemi con cui l’uomo e le future generazioni avranno a che fare e quindi va sfavorito sui tempi lunghi rispetto alle altre fonti alternative).

 

Indicazioni futuribili

 

1)     Politiche di contenimento delle nascite

2)     Politiche di cambiamento radicale della mobilità : No al mezzo privato, si al mezzo Pubblico- privato [ ad esempio macchine private elettriche su mezzi collettivi (un solo motore)  lungo le principali direttrici di marcia come tapis roulant o treni]

3)     Tetti di energia. Un uomo del mondo sviluppato consuma più o meno la stessa quantità di aria (in litri) di un uomo del mondo in via di sviluppo, ma consuma diecimila volte di più in termini di energia (calorie). Quindi forse sarebbe bene stabilire un tetto pro capite per nazione non solo di carbonio ma anche di energia. Questo perché ogni caloria prodotta con produzioni sempre più o meno inquinanti, inquina l’ambiente di tutti.

4)     Meno carne nelle diete dell’uomo Il consumo di carne aumenta considerevolmente il consumo di energia

5)     Risparmio energetiche per via chimica la ricerca chimica e la ricerca in genere producono soluzioni per diminuire il consumo di energia

6)     Repressione al consumo L’eccesso di consumo, oltre i limiti del giusto, tende a sporcare l’ambiente, quindi chi lo fa partecipa ad un reato ambientale, quindi va sanzionato o almeno deve pagare di più, cioè partecipare di più alla lotta dell’uomo per il suo ambiente. Questo è un concetto che va contro i concetti abituali. Ma visto che il modo di fare economia finora ci ha portato a questi disastri ambientali, dobbiamo intraprendere una via rivoluzionaria per salvare la barca della terra. Reprimere il consumo!